Milan, Kakà: “Un segno del destino la finale del 2007. Che paura al gol di Kuyt!”

Milan, Kakà: “Un segno del destino la finale del 2007. Che paura al gol di Kuyt!”

L’ex fuoriclasse rossonero ricorda la vittoria nella Champions League 2006/07

di Redazione ITASportPress
Kakà

Sono trascorsi tredici anni dall’ultima Champions League vinta dal Milan. Il 23 maggio 2007 i rossoneri superarono ad Atene il Liverpool per 2-1 grazie a una doppietta di Filippo Inzaghi. Kakà ha ricordato quell’impresa memorabile al canale ufficiale del club milanese, partendo dalla semifinale contro lo United: “A Manchester la ribaltammo con una mia doppietta, il secondo gol lo considero uno dei più belli della mia carriera. Rooney però segnò il 3-2 all’ultimo minuto e vinsero loro. Dovevamo vincere il ritorno in casa: li mettemmo subito sotto pressione, segnai il primo gol a inizio partita, poi fecero gol Seedorf e Gilardino. Molti la considerano la partita perfetta, in effetti è una delle partite più belle della storia del Milan”.

RIVINCITA – Poi Kakà ricorda la grande rivincita sulla squadra che era riuscita a battere il Milan solamente due anni prima: “Era un segno divino, non era una coincidenza. Non mi piace definirla una vendetta, è troppo. Era qualcosa di meraviglioso, di magico. La squadra era diversa, non c’erano Shevchenko, Stam e Crespo. Ma l’ossatura era la stessa, c’erano quasi gli stessi giocatori. Fu una finale diversa, c’era la paura che potessero batterci di nuovo. Fu meraviglioso, una sfida passata alla storia. In occasione del primo gol, Inzaghi iniziò a correre senza guardare la palla. Lui sperava in una respinta del portiere: Pirlo tirò mentre lui stava già correndo per prendere la respinta. All’intervallo non ricordo le parole di Ancelotti, ma c’erano indicazioni tattiche. Eravamo ben messi in campo. Nel secondo gol si può vedere che in attacco c’eravamo solo io e Pippo. Io conoscevo perfettamente i suoi movimenti. Sapevo già cosa avrebbe fatto. Mi sono preparato per l’assist, fu tutto così preciso. Si allargò per avere più spazio per calciare, è una questione di dettagli. L’intesa con lui era incredibile, ma ho avuto feeling con tutti gli attaccanti con cui ho giocato. Pippo era un grande attaccante, spesso imprevedibile. Non ti faceva mai capire come calciava. Il gol di Kuyt fu una sensazione terribile. I fantasmi del 2005 tornarono, fu una guerra di nervi. Quella sensazione che potesse succedere di nuovo mi condizionava. Il morale era basso. Ci pensai subito appena segnarono. Abbiamo stretto i denti. Quella partita è stata una guerra di nervi. Dovevamo tenere duro e alla fine abbiamo festeggiato”.

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