Choutos a ISP: “Mazzone un padre, che notti con Ibra e Recoba! Io sotto i ferri per 11 volte…”

Choutos a ISP: “Mazzone un padre, che notti con Ibra e Recoba! Io sotto i ferri per 11 volte…”

Le parole dell’ex attaccante greco a Itasportpress

di Redazione ITASportPress

Di Federico Mariani

Il 22 maggio 2010 l’Inter toccava il culmine di un ciclo vincente trionfando in Champions League. Il trofeo più ambito si sommava alla conquista del quinto scudetto consecutivo e alla Coppa Italia, la terza in cinque anni. Il dominio dei nerazzurri ha avuto effettivamente inizio nel 2006/07, l’anno dei 97 punti. In quella squadra c’era anche Lambros Choutos, attaccante greco cresciuto calcisticamente nella Roma ed esploso all’Olympiacos a suon di gol e campionati vinti. Sembrava l’inizio di una carriera all’insegna di grandi risultati, ma i tanti infortuni hanno limitato l’enorme potenziale del centravanti ellenico. Lambros, però, non ha smesso di amare il calcio e ha deciso di seguirlo da una nuova prospettiva. Ecco le sue parole in esclusiva ai nostri microfoni.

Lambros, come hai attraversato questo periodo così particolare?

“Sono andato in una isola greca a Skiathos perché mia fidanzata ha la casa qui e ci siamo rimasti per 2 mesi. Sono sempre stato abituato ad affrontare i momenti difficili con positività quindi siamo riusciti a stare bene svolgendo attività diverse ogni giorno”.

Dal tuo punto di vista, è giusto ripartire subito o questa stagione andrebbe conclusa anticipatamente?

“Sicuramente non è semplice ripartire perché è tutto sballato. Certo, se non si sforasse eccessivamente con i tempi, con una mini preparazione si potrebbe finire l’anno. Sarebbe la soluzione migliore”.

Attualmente di cosa ti occupi? Quando hai deciso di dedicarti a questa professione?

“Mi piace seguire i giovani calciatori e rappresentarli nel mercato greco principalmente. In questo modo li seguo nel loro percorso”.

Hai esordito con la Roma sostituendo un’icona come Francesco Totti. Cosa ricordi di quel giorno?

“È stato un giorno unico per me è non lo dimenticherò mai, a meno che con gli anni che passano non mi venga l’Alzheimer (ride ndr.). Ricordo con grande piacere Carlo Mazzone che mi ha accolto in prima squadra a 16 anni e mi ha trattato e parlato come fa un padre con il figlio. Quando mi ha comunicato la mia prima convocazione contro il Napoli è entrato nella mia stanza con Di Biagio. Io gli davo del lei, ma lui subito si è messo a ridere dicendomi: ‘Lambros, ma che fai? Mi dai del lei?’”.

Poi l’esperienza con l’Olympiacos. Ti aspettavi di lasciare un segno così straordinario in Grecia?

“Con l’Olympiacos ho vinto 4 scudetti e vissuto tanti momenti particolarmente belli. Ma ho dovuto convivere anche con 4 operazioni. Sono stati anni in cui ho sofferto moltissimo”.

Dopo l’avventura in Grecia, ecco l’Inter. Secondo te, già nella prima stagione con Mancini si intuiva che la squadra si stava preparando per dominare le annate successive?

“Quando sono arrivato all’Inter ho trovato grandissimi campioni con un super allenatore. Ero sicuro che la conquista dello scudetto sarebbe stata questione di tempo ed è andata così”.

Hai fatto parte dell’Inter dei record nel 2006/07. Come avete gestito la pressione derivante da Calciopoli? A inizio stagione vi sareste aspettati di vincere il titolo così agevolmente o avevate individuato una rivale?

“L’Inter faceva il suo calcio e con Mancini aveva trovato un’identità importante. Si vedeva chiaramente in campo, Poi si sono verificate diverse cose al di fuori del terreno di gioco. Vicende che hanno cambiato molte cose. Non ce lo aspettavamo”.

Cosa ricordi più piacevolmente di quella stagione? Com’era il tuo rapporto con i campioni di quel gruppo?

“Eravamo un bel gruppo. Ancora oggi ricordo le nottate passate con Ibrahimovic e Recoba a giocare all’Xbox. È stato davvero un anno straordinario anche dal punto di vista umano”.

Hai qualche rimpianto per la tua carriera?

“Sicuramente mi è dispiaciuto non aver potuto mostrare le mie qualità e dove sarei potuto veramente arrivare se non avessi avuto 11 operazioni alle ginocchia. In questo modo, sinceramente, non mi sono divertito. Comunque ho imparato molto da tutta questa esperienza che per me è stata un tesoro per il resto della mia vita”.

Come valuti il livello attuale della Serie A? In molti sono convinti che si sia abbassato. Sei d’accordo con questa impressione?

“Anch’io credo si sia abbassato dal punto di vista tecnico. Sono calati concretezza e fantasia, ma forse il calcio ha guadagnato maggiormente in fisicità”.

Se potessi tornare a giocare, in quale squadra ti piacerebbe andare per filosofia calcistica o semplice affetto?

“Non ho dubbi: sceglierei Roma e Inter”

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