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Esclusiva

Inter, Muraro a ISP: “Bravo Inzaghi ma con Conte anche bel calcio. Tra Dzeko e Lukaku…”

(Getty Images)

L'ex attaccante nerazzurro spiega ai microfoni di Itasportpress le differenze tra i due tecnici

Redazione ITASportPress

L'Inter di Champions League è stata bella da vedere ieri sera contro lo Shakhtar. Da 10 anni i nerazzurri non si qualificavano agli ottavi di finale e il merito senza dubbio è di Simone Inzaghi un tecnico che sta facendo molto bene. E’ ormai evidente a tutti che c’è una bella differenza tra l’Inter di Antonio Conte e quella dell'ex della Lazio. Un atteggiamento completamente diverso, come dimostrano anche i numeri. Con Conte squadra cortissima con Inzaghi più lunga, ma soprattutto più costruttiva e dominante. Ai microfoni di Itasportpress l’ex attaccante nerazzurro Carlo Muraro, fino a pochi anni fa arguto commentatore tecnico di Sky, ha detto la sua facendo un confronto tecnico. 

Muraro che differenza ha rilevato principalmente?

“Conte all’inizio prendeva tanti gol ma aveva un gioco offensivo. La squadra giocava più alta mantenendo il possesso della palla mentre l’avversario chiudeva gli spazi”. 

Ma era più rischioso…

“Sì perchè si apriva e faticava a trovare gli spazi e per fare gol si esponeva alle ripartenze. Infatti all’inizio del campionato l’Inter di Conte subiva gol in contropiede perchè non era ben posizionata”. 

Un atteggiamento anche dispendioso?

“Sì perchè a livello di energie, i calciatori si spremevano perchè mantenere il possesso palla è faticoso”.  

Ma Conte poi ha cambiato qualcosa nel girone di ritorno?

“Nel corso del campionato ha modificato qualcosa abbassando la fase difensiva e sfruttando gli spazi in avanti con Lautaro, Lukaku e Hakimi. Con questa novità tattica  l’Inter ha preso meno gol e vinto tante partite”.

Si ma è esploso Eriksen… 

“Il danese aveva bisogno di tempo per capire il calcio italiano e cosa volesse Conte. Nei già consolidati automatismi si è aggiunta la qualità di Eriksen”. 

Con Inzaghi però l’Inter è cambiata sembra più dominate anche senza Lukaku…

“Conte si appoggiava su Lukaku che era il regista offensivo e tutto passava da lui e si sfruttavano gli inserimenti di Barella e Hakimi. Oggi Inzaghi ha Dzeko che come fisico non è lo stesso giocatore e difficilmente nell’uno contro uno ti salta, però amministra bene la palla e la fa correre. Poi è anche un cecchino e si è visto contro lo Shakhtar. L’Inter sembra giocare meglio dello scorso anno ma secondo me quella di Inzaghi vale quella di Conte anche se si esprime in maniera diversa”.

Ma allora basta ottenere i risultati... 

“Giocare bene vuol dire anche fare un solo passaggio per andare in porta e sfruttare al massimo gli errori dell’avversario. Anche questo è giocare bene. La squadra deve sapere cosa fare in campo e quella di Conte e Inzaghi hanno ottimi sincronismi anche se con una fisionomia diversa”.

L’Inter ha qualcosa da invidiare a Napoli e Milan?

“Nulla e negli scontri diretti ha dimostrato di avere qualcosa di più degli avversari. Senza il rigore sbagliato nel derby da Lautaro sarebbe prima”.

E allora la vede in pole per lo Scudetto? 

“Hanno la rosa più completa di Milan e Napoli. L’Inter ha dimostrato sul campo di essere la più forte, ma per vincere il campionato bisogna essere bravi tutte le domeniche e non è sufficiente essere la più forte e lo dimostra la classifica di adesso visto che insegue le due battistrada”. 

Quindi essere più cinici?

“L’Inter in primis deve evitare intanto di prendere certi gol e di essere più cinica davanti alla porta visto che in certe partite ha creato molto facendo meno gol di quanti ne poteva fare”. 

Da cosa dipende secondo lei?

“Sicuro mancanza di lucidità, ma a volte incide anche la stanchezza dei lunghi viaggi. Penso a Lautaro che deve andare in Argentina. Lui non si risparmia in campo e gioca anche per la squadra e penso che i viaggi lunghi non gli fanno recuperare le energie. E difatti ha momenti che incide più, altri meno. Se Lautaro e Dzeko sfrutteranno almeno l’80% delle occasioni che avranno segneranno tanti gol”.

 (Getty Images)

Barella è l’arma in più di questa Inter? 

“E’ sempre sul pezzo. Ha personalità da vendere, è un motorino che non si ferma mai. Arriva anche in zona gol anche se a volte è senza energie ma riesce a fare anche assist preziosi”

Però questa Inter a volte commette errori individuali…

“Sono tante le squadre che commettono questo tipo di errori insieme a quelli tecnici e di posizionamento. Ai miei tempi c’era una marcatura a uomo e io avevo sempre un avversario attaccato e dovevo liberarmi di lui. Vi assicuro che non era tanto facile”.

Lei era veloce e lo saltava…

“Si ma poi interveniva il libero che ti aspettava. Oggi con un passaggio solo riesci a superare una linea difensiva a quattro. Non è facile anche questo ma oggi, diciamo, è più semplice fare gol. Allora prendevi un sacco di botte. Rispetto ai miei tempi è molto diverso fare l’attaccante come è diverso fare il difensore che deve stare attento alla posizione. Tutti giocano a zona a tre, quattro o cinque, il punto di riferimento è la palla. Io non ho mai avuto il piacere di stoppare la palla e fare quello che volevo”. 

Ma questi errori individuali difensivi sono allenabili?

“Gli errori individuali nascono anche dalla mancanza di un determinato lavoro nelle scuole calcio”

Ovvero…

“Noi lavoravano sull’analitico e sul miglioramento personale e i difensori sapevano cosa fare sempre. I ragazzi erano forgiati dai tecnici del settore giovanile a marcare a uomo e non perdevano mai di vista l’avversario diretto. Ognuno si adattava allo spazio che occupava e doveva vedere la posizione del proprio compagno mentre incrociavi l’avversario. Adesso ci sono posizioni delineate e quelle statiche”  

Il miglior attacco di Allegri è la difesa e non solo perchè il capocannoniere è il difensore centrale Bonucci. Sono fuori dalla lotta per lo Scudetto?

“La Juve ha qualità in avanti ma molti l’aspettano e giocano di rimessa. Per lo scudetto hanno un distacco notevole ma possono arrivare tra le prime quattro. La squadra non è strutturata bene e Allegri dovrà far incidere i suoi uomini”.

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