Inter, Muraro a ISP: “Squadra senza alternative di gioco e senza fame. Icardi egoista e capitano passivo”

Inter, Muraro a ISP: “Squadra senza alternative di gioco e senza fame. Icardi egoista e capitano passivo”

L’ex attaccante nerazzurro analizza il malessere della squadra meneghina che non vince in campionato da 10 partite

di Redazione ITASportPress

Due mesi da incubo per l’Inter che non vince da 10 partite. Squadra lenta, per nulla brillante, con poche idee e incapace di attaccare le difese schierate. Troppo prevedibili Icardi e compagni, gli avversari hanno ormai trovato l’antidoto al sistema Spalletti. Carlo Muraro, ex attaccante nerazzurro, ai microfoni di Itasportpress.it, sottolinea il malessere della squadra puntando l’indice in particolar modo su Mauro Icardi. “Questa squadra si smarrisce nelle difficoltà. Dopo la vittoria contro il Chievo, l’Inter ha fatto sempre passi indietro. Si diceva che molti calciatori erano distratti dal mercato perchè non adatti al progetto, ma anche dopo la chiusura della sessione invernale del calciomercato, le cose non sono cambiate.

ALTERNATIVE DI GIOCO – “La condizione fisica si è abbassata rispetto all’inizio del campionato e poi molti allenatori italiani hanno capito come mettere in difficoltà l’Inter: li fanno crossare, ma dentro l’area sanno come marcarli e anche per Icardi è difficile trovare spazio per essere pericoloso. Inoltre questa squadra non ha alternative di gioco, visto che si esprime sempre alla stessa maniera. Quando si abbassano le condizioni di quei calciatori che prima gli consentivano di fare la differenza, diventa tutto più complicato. Il gioco aiuta sempre il singolo. La difesa poi non è più ermetica come prima e becca gol facilmente. Questa è una squadra umorale che deve ritrovare carattere, cattiveria agonistica, determinazione. Fa fatica a giocare in velocità perchè tutti gli attaccanti vogliono la palla tra i piedi e poi c’è poco smarcamento senza palla. Probabilmente è la struttura della squadra che impedisce di trovare alternative nel gioco offensivo. Inoltre mancano calciatori con caratteristiche diverse. ‘Rombo’ o 3-4-1-2 cambia poco, contano le doti caratteriali e la fame di vincere che all’Inter mancano”

SPALLETTI – “L’allenatore ti può anche stimolare e motivare, ma ritengo sempre che sono i calciatori ad andare in campo. Non vedo cattiveria agonistica in campo e i calciatori mi sembra che pensino negativamente. Non è colpa dell’allenatore perchè lui la rabbia e l’intensità ce l’ha dentro.  All’inizio della stagione questa squadra aveva sempre la giusta tensione e non perdeva mai l’equilibrio, adesso si è allungata e molti si dimenticano cosa devono fare. Non è colpa di Spalletti se le cose vanno così male adesso. Ma anche non vedo responsabilità negli allenatori che sono transitati recentemente sulla panchina nerazzurra. Il percorso, da Mancini a Pioli, è identico: si pensava in grande poi invece sono emersi tanti problemi che hanno portato all’esonero di molti tecnici. Spero che non succeda lo stesso a Spalletti però la strada è identica. Mourinho se ne andò quando capì che la squadra non poteva più dare nulla e non aveva futuro. Moratti gli disse di no al ricambio di molti calciatori e il portoghese scappò. Purtroppo l’ex presidente si innamorava dei calciatori e quelli del ‘Triplete’ divennero suoi figli”

MERCATO – “Dal mercato di gennaio l’unico che può incidere è Rafinha ma è stato fermo 9 mesi. Pastore non avrebbe cambiato le sorti dell’Inter. Servono calciatori che si muovono e l’argentino pur essendo bravo a saltare l’avversario, poi non so a chi avrebbe dovuto passare la palla visto che molti sono fermi”.

PERSONALITA’  – “Chiaro che quando in un gruppo ci sono calciatori non di grande personalità si fa fatica. I grandi campioni si distinguono anche per qualità mentali e all’Inter non ne vedo leader in campo che sappiano trascinare la squadra. Questi giocatori devono mostrare di avere più orgoglio e come dicono i tifosi devo anche tirare fuori gli attributi. I cori di domenica della curva Nord son stati civili ma è evidente che il tifoso nerazzurro si è spazientito. Non vorrei che i calciatori pensassero che i tifosi sono sempre buoni perchè vanno in massa allo stadio. Il popolo nerazzurro sa quando un giocatore dà tutto e ti applaude anche quando perdi, ma dimostri di aver sudato la maglia”.

ICARDI – “Icardi è un grande attaccante dentro l’area di rigore però non dà mai una mano ai compagni sotto l’aspetto del gioco. Questo è freno per la compagine di Spalletti che quando i suoi compagni non sono in giornata non lo servono adeguatamente.  Icardi fa poco per la squadra ed è un suo difetto questo, tanto che in nazionale non gioca mai e all’Argentina serve un giocatore così. Io ho giocato insieme ad Altobelli, Serena e Boninsegna e posso dire che quando c’era bisogno rincorrevano anche loro e si muovevano senza palla, a costo di non prenderla, per creare uno spazio. Io metterei in dubbio anche la fascia di capitano visto che un leader in campo non lo è. Facchetti, Mazzola, Bini, Matthaeus e Zanetti sono stati dei veri capitani ma Icardi non lo vedo quando serve per trascinare i compagni o prendere per mano la squadra. Il capitano deve essere l’esempio e anche il portavoce dei compagni: Icardi è un capitano passivo”.

CHAMPIONS LEAGUE – “La Lazio e la Roma non corrono e per l’Inter è una buona notizia. Se la giocheranno fino in fondo però mi aspetto dai giocatori dell’Inter più rabbia e intensità nel finale di campionato. Comunque ci sono ancora tanti punti in palio e tentare si può e si deve per rispetto dei tifosi”.

STELLA ROSSA – “Insieme ad un mio amico, Andrea Mercurio, abbiamo scritto un libro sull’Inter del passato raccontando aneddoti e vita da spogliatoio. Lo presenteremo a Milano il 9 marzo in occasione della Fiera del libro e in concomitanza con il compleanno della compagine nerazzurra. La mia partita più bella? Ricordo con piacere la vittoria in Coppa Campioni contro la Stella Rossa di Belgrado. Per 90′ minuti restammo rintanati in area di rigore ma poi feci gol e passammo alle semifinali. Era una Stella Rossa fortissima dei vari Petrovic e Simic e dopo l’1-1 di San Siro al ritorno ci voleva un’impresa perchè giocavamo praticamente contro la nazionale jugoslava. Abbiamo giocato davanti a 90 mila persone e dentro l’area di rigore la palla nostra sembrava come dentro un flipper.  Catenaccio puro ma poi con un mio tiro di esterno sinistro conquistammo la vittoria e la qualificazione. Mi aiutò il loro portiere perchè perse il tempo di intervento e calciando di esterno lo anticipai visto che si era spostato sul secondo palo mentre la palla andò sul palo opposto”.

 

 

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