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Macalli a ISP: “Riforma Ghirelli solo chiacchiere, poi nessuno controlla investitori”

Macalli a ISP: “Riforma Ghirelli solo chiacchiere, poi nessuno controlla investitori”

L'ex presidente della Lega Pro ha bocciato la linea Ghirelli

Redazione ITASportPress

Riguardo al contesto dell’attuale Lega Pro, la redazione di ItaSportPress.it ha intervistato in esclusiva l'ex presidente Mario Macalli, che ha detto la sua su diversi temi di attualità.

Come commenta la spinta riformista evocata da Ghirelli?

“Ma di cosa stiamo parlando? Quale spinta riformista?”.

Ghirelli invoca, per esempio, di lavorare al fine di consolidare un professionismo sempre maggiore…

“Solo a parole però. Chi ha, per anni invano, perseguito il professionismo sono io. Nessuno mi ha mai sostenuto”.

Si riferisce alla riforma del 2012?

“Esatto. Però all’epoca, proprio come adesso, l’interrogativo era ed è soltanto uno…”.

 Ghirelli (getty images)

Chi controlla natura e provenienza degli investitori?

“Esatto. E anche: chi controlla come vengono spesi i fondi in generale? Qui nessuno vuole leggere le carte”.

Come agirebbe Lei, fosse ancora presidente della Lega Pro?

“Innanzitutto boccerei qualsiasi proposta, o semi tale, di creazione di Serie C d’elitè. Ora come ora, e i numeri parlano chiaro, il calcio va “raffreddato”, non “surriscaldato”…”.

Così facendo, tuttavia, molte realtà rischierebbero di chiudere i battenti…

“Assolutamente no, io seguirei un criterio meritocratico di base. Mi chiamo Lega Pro, devo adempiere a alcune missioni ben precise. Il mio obiettivo è formare calciatori per le leghe superiori e per la Nazionale maggiore. Ho accesso a determinati bonus se agisco nel rispetto delle regole. Soprattutto con qualcuno che controlli che, queste ultime, siano state rispettate”.

I calciatori rivendicano ingaggi sempre più elevati, anche in Lega Pro…

“Ripristiniamo il principio della territorialità! Come mai nessuno lo propone? Mi chiedo perché, in certe realtà, non vi siano più nè giocatori formati localmente, nè calciatori “del luogo”. Ho fatto per 28 anni il dirigente in una società di calcio e, oggi più che mai, rilevo questa problematica. Una delle missioni, a cui facevo riferimento prima, potrebbe essere disporre di un organico con circa il 60% dei calciatori formati localmente. Altro che follie finanziarie e soldi presi da chissà dove”.

Come giudica il conseguimento dell’Apprendistato, annunciato in pompa magna dal presidente Gravina?

“Si prendono meriti che non hanno. Bisognerebbe chiedere a certi soggetti come mai all’epoca, quando lo avevo studiato io, non si è voluti andare avanti… Meglio tardi che mai”.

La domanda, tuttavia, resta sempre la medesima: da dove è possibile ricavare fondi?

“Non è vero che i fondi non ci sono, bisogna saperli trovare. Invito tutti a rispolverare il piano di Victor Uckmar, con il quale lavorammo a stretto contatto, fianco a fianco, per mesi. Sento parlare per esempio di scommesse sportive…”.

Con le società che potrebbero ricavarne l’1%…

“Perché, quando io e Uckmar lo proponemmo, restammo inascoltati? È ancora: come mai la Legge Melandri, palesemente a svantaggio della Serie C, è stata rivista soltanto quando sono andato via io?”.

Sembrano concetti semplici, ma di complessa realizzazione…

“Per quali ragioni, scusi? Le sembra normale che in Serie D vi siano “redditi sommersi” di 70-80 mila euro? Se chi dovrebbe controllare lo facesse per davvero, inizieremmo a respirare aria più pulita fin dalle fondamenta. Al di sotto delle Leghe di A e B il calcio deve essere caratterizzato dall’adempimento di missioni specifiche e dall’operato dei buoni presidenti. E se c’è chi controlla, non ci sarebbe alcun affare sospetto. Però, alla fine, si torna sempre al punto di partenza”.

Ossia?

“Che certe tematiche non possono essere affrontate perché si guarda con troppo timore al potere politico dell’AIC”.

Le seconde squadre, come la Juventus Under 23, sono funzionali per il percorso di sviluppo e consolidamento del campionato di Lega Pro?

“A me non sembra che sia una buona soluzione, a meno che l’interesse non sia capitalizzare alcuni affari legati a eventuali plusvalenze…”.

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