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Esclusiva

Napoli, ex capitano Baldini: “De Laurentiis ha sottovalutato Gattuso”

L'ex calciatore di Napoli e Juventus ha condiviso il suo pensiero su Gattuso e Pirlo

Redazione ITASportPress

L'ex calciatore di Juventus, Napoli e Genoa e attuale tecnico del Catania Francesco Baldini ha parlato del suo passato bianconero e azzurro ai microfoni di Itasportpress.it:

Ha rimpianti per non essere rimasto alla Juve dopo che il Trap lo fece debuttare in A giovanissimo?

No perchè se fossi rimasto alla Juventus non avrei conosciuto la realtà di Napoli dove sono rimasto sette anni e dove sono stato capitano. Quel treno bianconero mi è passato presto e forse ero troppo giovane. Mi sono ritrovato da giocare con le figurine Panini di Baggio e Vialli ad allenarmi con loro. Dopo è passato il treno per Napoli ed era un Frecciarossa. Poi quando sono andato via da Torino è diventata la Juventus di Lippi che ha vinto la Champions League e il rammarico c'è per non essere arrivato nel momento giusto.

Andrea Pirlo potrebbe non essere confermato e al suo posto c’è il suo ex mister Allegri. Minestra riscaldata?

Con Andrea abbiamo fatto il corso master insieme e abbiamo parlato a lungo di calcio. Lo reputo un ragazzo molto preparato e con una idea di calcio ben precisa, sicuramente ha pagato lo scotto di chi inizia su una panchina importante senza fare la gavetta. Allegri con gli Agnelli ha un ottimo rapporto e il ritorno ci sta. Non è una minestra riscaldata perchè Max è un tecnico top e alla Juve serve uno così.

Da ex capitano del Napoli, Gattuso ne fa una questione di principio e lascerà in eredità al club probabilmente la Champions. Perchè De Laurentiis lo ha sottovalutato?

Si il presidente lo ha davvero sottovalutato e adesso che il mister ha ritrovato molti titolari il Napoli sta volando. La squadra di Gattuso non è solo grinta ma gioca il calcio migliore in Italia per quelli che sono i miei gusti. Senza top calciatori come Mertens, Koulibaly e Mario Rui tanto per citarne alcuni, Rino ha perso tanta in qualità e De Laurentiis non ha considerato questo handicap della squadra. In campo vanno sempre i calciatori e al di là di chi li allena alla fine sono loro che determinano il risultato e il raggiungimento degli obiettivi del club.

Mister qual è stato il suo primo pensiero alla notizia della nascita della Superlega?

Non capivo il motivo di questa nuova competizione e cercavo di capire cosa ci fosse sotto. Ho pensato anche al malcontento di qualche società nei confronti della Uefa e Fifa.

Ma sarebbe stato possibile la Serie A senza Inter, Milan e Juventus?

Si ipotizzavo un massimo campionato di calcio dove Sassuolo, Bologna o Torino avrebbero potuto rivincere uno scudetto. Una Serie A con Bari, Catania e Palermo dentro con un campionato combattuto e anche bello da vedere senza le tre big italiane. Ma con questo non voglio dire che la Superlega sarebbe stata una competizione utile.

Lei ha smesso di giocare in Italia 14 anni fa a Perugia: perché ci ha messo così tanto ad affermarsi da tecnico?

Perchè ho scelto la strada più lunga. La gavetta è importante nel calcio e non sono mai voluto scendere a compromessi come ho sempre fatto anche da calciatore. Ho speso i miei soldi e il mio tempo andando anche all'estero a seguire il lavoro di altri colleghi e ho scelto una strada più lunga che passa da esoneri ed errori ma si cresce anche attraverso i settori giovanili. Sono una persona ambiziosa e so dove voglio arrivare e anche come. Non sono ancora nessuno ma ci proverò ad arrivare in palcoscenici importanti.

A quale tecnico del suo passato si sente più legato?

Ulivieri mi ha dato molti consigli giusti. Mi ha cambiato tanto anche Vavassori un tecnico di cui se ne parla poco che ho avuto al Genoa ma è davvero preparatissimo.

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