Coman e la mancanza del ‘killer instinct’: “Non sarò mai un bomber da 30, 40 gol perché…”

Coman e la mancanza del ‘killer instinct’: “Non sarò mai un bomber da 30, 40 gol perché…”

“Sto provando ad essere più egoista ma…”

di Redazione ITASportPress

Resta uno dei giovani più forti e promettenti del panorama calcistico mondiale, Kingsley Coman, esterno d’attacco del Bayern Monaco e della Francia, ha parlato ai microfoni de Le Parisien in merito alla sua crescita professionale ed in modo particolare all’evoluzione che sta provando ad attuare in merito al suo ruolo, sempre più da centravanti.

L’ex anche della Juventus ha parlato delle sue statistiche in zona gol, ammettendo di essere poco incisivo sotto porta: “Sono stato costretto ad essere più incisivo davanti alla porta. Ci sto provando”, ha ammesso il classe . “Ma non credo che sarò mai quel tipo di giocatore che segna 30, 40 o 50 gol in una stagione”.

KILLER INSTINCT – “Questo istinto di essere un killer di fronte alla porta, per me non è naturale, anche se ci lavoro tanto. A me piace fare assist e creare occasioni da gol. Ma so che segnare è molto importante. Quindi sono severo con me stesso e cerco di essere più egoista. Voglio battere il mio record di 12 gol in una stagione: ottenerne di più è sicuramente il mio obiettivo. So che le statistiche sono molto importanti, ma non voglio cambiare totalmente il mio gioco. Non mi interessa sempre essere nel tabellino dei marcatori. Sono un’ala, il mio obiettivo è innanzitutto quello di creare. La squadra deve essere omogenea e devono esserci diversi tipi di giocatori”.

INFORTUNI – E sulla stagione in corso e i problemi fisici: “Per me è stato un anno difficile perché ho avuto due operazioni e due lunghi stop da sette o otto settimane”, ha detto Coman. “E quando sei con le stampelle e vivi grazie alle capacità dei tuoi piedi, beh… non c’è niente che tu possa fare. Ogni volta che sono sceso in campo, la caviglia era dolorante. Quando sono tornato per la seconda volta dopo l’infortunio avevo detto che se fossi stato infortunato per una terza volta avrei potuto lasciare il calcio, ma ero fragile mentalmente e psicologicamente e fortunatamente quel momento non è durato a lungo”.

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