Juventus, l’ex Vialli: “Baggio non era un trascinatore. L’Avvocato? Mi chiamava alle 6 del mattino, ma io…”

Juventus, l’ex Vialli: “Baggio non era un trascinatore. L’Avvocato? Mi chiamava alle 6 del mattino, ma io…”

Le parole dell’ex attaccante che ha ricordato i suoi momenti in bianconero

di Redazione ITASportPress
vialli

Gianluca Vialli, ex attaccante di Sampdoria, Juventus e Chelsea, ha ricordato i suoi momenti in bianconero. Durante un’intervista ai microfoni di Vanity Fair, l’ex giocatore ha affrontato diversi argomenti tra cui il ritiro di Buffon, il suo rapporto con Roberto Baggio e le telefonate con l’Avvocato Agnelli.

BUFFON – “Consigli? Nessuno. Se si ritirerà, gli auguro solo di trovare l’equilibrio. A un calciatore a fine carriera serve per convivere con la mancanza di quelle botte di adrenalina che ha avuto ogni weekend degli ultimi vent’anni. E per cercarne di nuove. Io, le mie, le ho trovate davanti a una telecamera. Rimpianti? Forse la finale Champions del 1992 a Wembley, persa contro il Barcellona. Alla fine piangevamo. Boskov ci guardò in faccia e disse: “Gli uomini non dovrebbero mai piangere per il calcio. Le priorità della vita sono altre”. Ma io sapevo che era l’ultima partita che giocavo con quella maglia. Dopo, sarei andato alla Juventus”.

BAGGIO –  “Rapporti pessimi con Baggio? Malignità. Roberto è sempre stato una brava persona, un uomo corretto. Lo incoraggiavo soltanto a sbattersi più per la squadra. Ma lui era così, più introverso, non un trascinatore”.

AVVOCATO AGNELLI – “Telefonate di Agnelli? Come no. Alle 6 del mattino. Il problema era che tra tutti i pregi, l’Avvocato non aveva quello della pazienza. Se capiva che non avevi niente di interessante, intelligente e ficcante da dire – ripeto, alle 6 del mattino – ti licenziava subito: “Va bene, la saluto, buona giornata”. Nel frattempo tu ti eri giocato la reputazione, e ti eri svegliato… un incubo, per me che non andavo a letto prima delle due. Ero entrato in confidenza con le sue segretarie. Riuscii a farmi mettere in fondo alla lista. Guadagnai un’ora e mezzo di sonno in più. Stabilii con loro anche una parola d’ordine, per verificare che fosse veramente lui a chiamare e non il solito scherzo dei miei compagni. Quale parola? Questo non lo dirò mai. Rimarrà un segreto in bianco e nero”.

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