CATANIA, addio Cosentino: l’operazione sbagliata di un agente doc

di Redazione ITASportPress

Si è chiusa dopo due anni l’avventura di Pablo Cosentino a Catania. Un finale inatteso per il 47enne ricco imprenditore originario di Buenos Aires che di certo non poteva mai immaginare di finire il suo percorso alle pendici dell’Etna agli arresti domiciliari. Cosentino ha scelto da tempo di stabilirsi in Europa per sviluppare le sue attività legate al commercio e al trasferimento di giocatori d’elite. Il pallone racconta che l’ad della Juventus, Beppe Marotta lo chiamò per un lavoro di intermediazione con il Real Madrid per avere Gonzalo Higuian. Cosentino è stato anche il protagonista principale del trasferimento da Napoli al Psg del “Pocho” Lavezzi. Cosentino oggi ha diverse agenzie di organizzazione eventi e marketing sportivo dislocate tra l’Argentina e gli Stati Uniti. A Buenos Aires ha un noto locale da ballo.

CATANIA – Era la fine della stagione 2012/13 quando il Catania Calcio diede annuncio dell’accordo raggiunto con Pablo Cosentino.. Le intenzione del presidente Pulvirenti erano quelle di calcare le orme segnate dalla strategie “argentina” di Pietro Lo Monaco a Catania: portare in Italia giovani argentini di belle speranze per farli crescere ed esplodere alle pendici dell’Etna. Cosentino si mette subito in moto e i segnali sono evidenti. Nei primi giorni di mercato vengono infatti messi a segno i colpi Gino Peruzzi e Fabian Monzon, provenienti rispettivamente da Velez Sarsfield e Olympique Lione. La cifra complessiva sfiora i 7 milioni di euro. Perseguendo una strategia del passato di grande successo, di nome Pablo Barrientos, Cosentino decide di scommettere su un altro giocatore di grande fama ma reduce da un brutto infortunio: Sebastian Leto, che arriva a Catania a parametro zero. La squadra viene puntellata con l’arrivo dell’esperto Plasil (per lui una finale di UCL con il Monaco di Deschamps) e Tachtisidis.. Sul fronte cessioni c’è l’addio a Gomez, venduto per 7 milioni di euro agli ucraini del Metalist (valutazione nettamente inferiore rispetto al potenziale dell’argentino), Martinho, Catellani e Biagianti, fra gli altri. Insomma squadra che, sulla carta, è stata rivoluzionata ma migliorata con un mix di calciatori giovani e altri più esperti.

La squadra però non gira, gli infortuni sono molti e Rolando Maran, allenatore della quasi Europa League, non riesce a trasmettere alla squadra la stessa impronta. Secondo l’opinione comune manca quel dirigente che faccia “tremare” le pareti dello spogliatoio per dare carica e grinta alla squadra. Ma Cosentino non è quel tipo di dirigente, anzi non lo è affatto. E’ uno dei migliori agenti FIFA che ha registrato a curriculum i trasferimenti di Caniggia, Coloccini, Milito, Lavezzi e Silvestre. Il suo ruolo, però, è quello di fare mercato per cui investe sul centrocampo acquistando Fabian Rinaudo (prima in prestito e poi acquistato la scorsa stagione per soli 1.350 mila euro dallo Sporting Lisbona), e puntando sul ritorno di Francesco Lodi il cui rigore che regala la vittoria contro il Bologna il giorno della befana, fa sognare i tifosi rosso azzurri. Così non sarà purtroppo: la squadra non riesce mai ad esprimersi al meglio e a fine stagione sarà retrocessione.

Nonostante i dubbi della piazza, Pulvirenti crede in Cosentino a tal punto da affidargli “le chiavi” della società: amministratore delegato e pieni poteri sul mercato. La squadra è rivoluzionata: via, fra gli altri, Andujar, Bergessio, Bellusci, Antenucci, Maxi Lopez, Lodi e Plasil. D’altro canto si preferisce puntare su giocatori di “categoria” come Calaiò, Martinho, Rosina e çani. Si preannuncia una stagione “facile” per la corazzata etnea ma così non sarà. A Gennaio parte una nuova rivoluzione con le cessioni di Peruzzi, Monzon, Rolin, Leto, Frison e Almiron, tutti per un cifra di circa 6 milioni di euro, fra prestiti e trasferimenti definitivi. Al Massimino arrivano altri giocatori di categoria: Gillet, Mazzotta, Ceccarelli, Sciaudone, Del Prete, Maniero che costano circa 3 milioni di euro. L’epilogo (triste) lo conosciamo tutti.

Le due stagioni di Pablo Cosentino a Catania, prima come vice presidente e poi come AD, hanno segnato introiti per 37 milioni di euro e spese per circa 15 milioni di euro. Il numero di giocatori passati dall’aeroporto Vincenzo Bellini, fra acquisti e cessioni, sfiora le 100 unità. Ma a Cosentino non c’è nulla da rimproverare, anzi. Ha portato a Catania giocatori, oggettivamente, di qualità avendo, per di più, la capacità di creare un attivo di 20 milioni di euro. Il problema è che è stato promosso a dirigente un uomo che dirigente non era, non è e mai sarà e che ha pensato di sistemare la situazione del Catania facendo ciò che gli veniva meglio: comprare e vendere giocatori. Prima del triste epilogo di oggi.

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