CATANIA, in futuro più amalgama e meno treni per… ripartire presto

di Redazione ITASportPress

“Al Catania manca Amalgama? Ditemi dove gioca che lo compro”. Con questa celebre frase, il mai dimenticato presidente del Catania, Angelo Massimino, rispondeva a un cronista che adduceva i problemi del Catania alla mancanza di unità di gioco. L’amalgama appunto.

Angelo Massimino era un presidente semplice, uno che si fece da sé, un “self made man” come si dice oggi in gergo economico. Il presidentissimo, molto probabilmente, non sapeva nemmeno cosa volessero significare le tre parole inglesi appena scritte, aveva addirittura necessità dei sottotitoli in tv perché il suo accento dialettale non permetteva ai più di comprendere le sue dichiarazioni.

Nato nel 1927, andò in Argentina, come tanti italiani dell’epoca, per trovare fortuna e lavoro in un periodo in cui il fascismo nasceva e si diffondeva. Riuscì nel suo intento, costruendo la sua ricchezza nel settore edilizio. Il suo legame con la città etnea, però, non si è mai sgretolato tanto che, tornato in città negli anni ’50, entrò subito in società, divenendo presidente nel 1969. In quasi 27 anni di presidenza collezionò svariati campionati di Serie B e C con due sole apparizioni in Serie A.

Sono due gli eventi che fanno emozionare, più di tutti, i tifosi etnei al ricordo di Massimino. Una è famosissima. 25 Giugno 1983, stadio Olimpico di Roma. Catania e Cremonese si giocano la Serie A in uno stadio che, per lo più, ero rosso azzurro. “Appena siamo entrati in campo, abbiamo capito che il verdetto era già segnato. Non giocavamo contro il Catania, ma contro un’intera città.” È la celebre frase di Emiliano Mondonico, allora allenatore dei grigio rossi. Sappiamo tutti come andò a finire.

La seconda apre una pagina nera della storia calcistica del Catania. Era il 1992 quando Massimino si inginocchiò davanti a Carraro, allora presidente della FIGC, chiedendo una deroga per il ritardato pagamento per l’iscrizione al campionato di C1. Non servì a nulla e il Catania dovette ripartire dall’Eccellenza.

Oggi (o meglio domani), a quasi 32 anni da quella famosa finale romana, il Catania scrive la pagina più brutta della sua storia. Un altro “self made man” ha fatto prima sognare i tifosi rosso azzurri, per poi trascinarli con sé in un incubo senza fine. Pulvirenti è stato venerato dalla Città di Catania, amato dai tifosi che si riversavano agli allenamenti negli ex centri di Aci Sant’Antonio o Massa Annunziata, dispensando applausi per un uomo che ha riportato la città calcistica dove merita di stare. Ma è sprofondato prima in B e poi travolto da una bufera giudiziaria.

Forse la semplicità di un tempo dava più spazio ai valori, al di là del titolo di studio posseduto o della proprietà di linguaggio utilizzata. Catania e il Catania meritano più “amalgama” e meno “treni”, sperando che l’amore e la fiducia che (siamo sicuri) verranno riversate nella prossima dirigenza etnea, diano risposte oneste e sincere, al di là della categoria in cui il “liotru” si ritroverà a giocare.

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