REAL MADRID, spogliatoio scollato e ambiente asfissiante: i casi spinosi da risolvere

di Redazione ITASportPress

Non è una polveriera, ma i presupposti ci sono tutti. La stagione 2015/16 non nasce nel migliore dei modi in casa Real Madrid, club reduce dagli insuccessi su più fronti della scorsa annata e dai malumori che coinvolgono alcuni pezzi da novanta nella rosa. Il meraviglioso 2014 sembra ormai un lontano ricordo, con Carlo Ancelotti ideale guida di un gruppo che ha vinto tutti in campo internazionale. Negli ultimi sei mesi ecco l’involuzione: le reti di Cristiano Ronaldo non bastano e la squadra, fischiata dal pubblico impietoso del Bernabeu, ne risente, provocando malessere nei singoli.

INCIPIT – Le prime critiche se le prende tutte capitan Casillas, bandiera spesso e volentieri contestata negli ultimi anni dai tifosi merengues, i quali gli preferivano tra i pali Diego Lopez, poi finito al Milan. Ecco che nascono le prime frizioni, anche all’interno dello stesso spogliatoio, territorio del portiere spagnolo e dell’altro senatore Sergio Ramos. A Valdebebas, però, Ancelotti si sdoppia e, oltre a fare l’allenatore, si diletta bene anche nel ruolo di psicologo tenendo unito il gruppo. Le grane però non finiscono qui, perché anche Bale finisce sul banco degli imputati: il popolo madrileno si aspettava di più da mister 100 milioni in questa annata complicata, lontano parente sia di quello visto ai tempi del Tottenham che di quello ammirato lo scorso anno, decisivo in entrambe le finali (Coppa del Re, con la cavalcata vincente contro il Barcellona, e Champions League, stacco di testa sotto porta ai supplementari della sfida contro l’Atletico Madrid). Supporters in rivolta anche di fronte alla cessione al Manchester United di Di Maria, tassello fondamentale nello scacchiere tattico del tecnico emiliano, sostituito da James Rodriguez: il colombiano solo a tratti ha fatto intravedere il talento messo in mostra al Mondiale brasiliano, mancando di continuità e concretezza nei momenti chiave.

IL CASO SERGIO RAMOS – A tutte queste vicende si aggiunge quella legata a Sergio Ramos. L’ex Siviglia, dopo 10 anni in blancos, ha deciso di cambiare aria. Il difensore, classe ’86, dopo l’addio l’esonero di Ancelotti ha preso in considerazione la possibilità di dire addio a Madrid e alla Spagna, visto che su di lui c’è forte l’interesse del Manchester United. I red devils, alla disperata ricerca da tempo di un centrale di alto livello, hanno messo nel mirino l’andaluso, viste le difficoltà ad arrivare ad Hummels del Borussia Dortmund. La clausola rescissoria, fissata dal Real Madrid, fa però paura al club di Old Trafford: 200 milioni di euro.

COLLANTI – Il rimedio al mal di pancia di Sergio Ramos può arrivare da due personaggi chiave. Cristiano Ronaldo, oltre a essere il leader indiscusso della squadra, può avere un peso decisamente rilevante sulla vicenda, tant’è che lo stesso portoghese avrebbe chiamato il suo compagno di squadra dopo aver sentito i rumors proveniente dall’Inghilterra, vista che da oltre Manica danno per certo l’approdo del forte difensore spagnolo alla corte di van Gaal. La telefonata del Pallone d’Oro in carica sarà accompagnata anche da un altro interventi, quello del nuovo allenatore Rafa Benitez, intenzionato a parlare a quattr’occhi con Sergio Ramos.

L’ARTE DELLA RETORICA – La retorica è l’arte attraverso la quale, mettendo in pratica logos, pathos ed ethos, è possibile convincere le persone. Benitez lo sa bene ed è in grado di applicarla. Infatti, nel 2004, il mister nativo di Madrid, ai tempi del Liverpool riuscì a parlare con capitan Gerrard, vicino alla firma con il Chelsea di Mourinho. Il centrocampista inglese restò, dopo la chiacchierata con l’ex allenatore del Napoli, ad Anfiel Road e trascinò i reds allo storico successo di Istanbul nella rocambolesca e spettacolare finale di Champions League contro il Milan.

Quello di Sergio Ramos è l’ultimo caso esploso al Real Madrid. Al nuovo allenatore, quindi, l’arduo compito di ricompattare il gruppo e isolarlo dalle pressioni. Sotto il Vesuvio questo lavoro non riuscì, con l’ambiente partenopeo che finì per risucchiare la squadra e i suoi totem, Higuain su tutti, nei momenti più delicati. A Madrid è tutto più amplificato e un’altra stagione senza successi finirebbe per appannare ancor di più l’immagine di Benitez nonostante il palmares e il curriculum di tutto rispetto. La strada è già in salita e la stagione non è nemmeno cominciata: che dire, buona fortuna Rafa, ne hai di bisogno.

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