Lega Pro, Ghirelli dice la sua su Trapani e Livorno ma qualcosa non torna. Ci faccia capire meglio…

Le parole di Ghirelli fanno sorgere più di un dubbio sulla vicenda Trapani e Livorno

di Redazione ITASportPress
Ghirelli presidente Lega Pro

Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, è intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio per affrontare diversi argomenti scottanti visto che il calcio della terza serie subisce più di tutto il mondo professionistico gli effetti negativi del Covid: “Il mare oggi è tempestoso, ma c’è la volontà di andare in porto prevalentemente stando nelle pieghe del paese e muovendoci come stelle polari, da riferimento. Siamo in una situazione di grande fatica finanziaria, organizzativa e psicologica, ma noi svolgiamo un ruolo sociale, e consentire di avere una partita può dare una mano e un minimo di sollievo al paese”.

Ad oggi state ricevendo le risposte attese dal Governo?
“In mezzo al mare ci sono parecchi iceberg, c’è una situazione del paese di preoccupazione sull’esistenza, sul lavoro e sulla prospettiva. Ci sono aziende, fabbriche, scuole, settori commerciali, cinema, teatri che stanno soffrendo, e non è facile… Avremmo bisogno di un aiuto che anche dal punto di vista finanziario non costa molto allo Stato: da febbraio e marzo le nostre società sostanzialmente non ricevono un euro, visto che gli stadi sono chiusi e gli sponsor non solo hanno difficoltà ad arrivare, ma anche a rispettare gli impegni presi sui contratti di sponsorizzazione. I costi del protocollo sanitario poi sono aumentati enormemente: dai tamponi agli esami fino ai trasporti arrivando all’hotel, che a volte va prorogato per un giorno in più. I ricavi non ci sono e i costi sono o rimasti invariati o aumentati, e questo è un problema serissimo: il rischio è che nel giro di un mese o due molte società possano andare in default. Sono stati fatti spostamenti del fisco ma non è sufficiente: anzi, per certi aspetti la concentrazione spostata alla data del pagamento rischia di determinare un flop perché le risorse non ci sono. C’è bisogno di rateizzare sul lungo periodo e visto che per la prima volta siamo stati paragonati a piccola-media impresa e produzione industriale, dev’esserci una garanzia centrale. Un’altra urgenza che abbiamo è che si faccia il decreto attuativo per il credito d’imposta che abbiamo visto riconosciuto. Abbiamo bisogno che questo decreto esca dal Ministero dell’Economia ed entri in funzione. Questi sono problemi che riguardano noi, la pallavolo, la pallacanestro e tutti quelli che stanno nella faglia tra professionisti e dilettanti”.

Cosa si sente di aggiungere sulla vicenda Trapani?
“C’è un’inchiesta della Gazzetta di qualche settimana fa che ha evidenziato come due terzi delle società scese dalla B alla C negli ultimi anni siano saltate. Perdere il Trapani fa male, una città e una tifoseria di questo genere… Partiamo da un fatto positivo nel negativo: le vicende del passato, Pro Piacenza, Matera ed eccetera, siamo riusciti ad attenuarle fortemente. Abbiamo provato a seguire questa strada anche stavolta, poi le regole l’hanno sbarrata. Un’associazione come la nostra funziona quando riesce ad individuare una situazione critica e a metterla fuori, pur con tutto il dolore. In passato non era mai capitato che si riuscisse ad intervenire con questa rapidità. La situazione del Trapani e le altre ci dicono una cosa simile al film “Guardie e ladri”, con Totò e De Filippo. Mentre quest’ultimo lo porta in carcere, Totò sta già architettando un sistema che bypassi le regole e la legge. Dobbiamo mettere rapidamente in modo nuove regole, perché chi vuole frodare un sistema ed attaccarlo spesso si organizza e una cosa che funziona fino all’anno precedente, magari va al contrario in quello successivo. Con questa crisi e certi personaggi che girano, non solo nel calcio, c’è il rischio che la cosa succeda anche da noi: ci vogliono nuove regole e sistemi di intercettazioni che mutano rapidamente, rispettando il rigore e assicurandoci per quanto possibile di evitare dolori del genere alle tifoserie”.

Nel caso altre società alzino bandiera bianca, avete già pronto un piano B?
“Io ho apprezzato l’intervento di ieri di Patuanelli e Spadafora che nell’ultimo Consiglio si è battuto ponendo il rischio di fallimenti, ma ora bisogna concentrarsi sul fatto che le misure arrivino con le giuste risorse. O succede o è difficile: combinare Covid e problemi è sempre più dura”.

Sta monitorando la situazione del Livorno?
“Il monitoraggio più diretto è della COVISOC, e sapremo tutto non appena avremo comunicazione dalla FIGC. La domanda che mi faccio è: sono preoccupato o no? E la risposta è sì. Lo sono perché è una situazione che si trascina da molto tempo, sono settimane che si succedono proprietà e già allora con Cerea non ero del tutto convinto, non è che vedessi lucciole. Si rincorrono notizie non incoraggianti, ma spero e mi auguro che ci diano risposte rapide e serie, che diano stabilità e che non facciano correre ulteriori pericoli ad una squadra che sul campo sta facendo bene, che naviga nonostante un mare tempestoso”.

Nel 2021 ci sarà modo di fare la tanto attesa riforma?
“La capacità di riforma ci renderebbe più credibili di fronte al Governo, e questo è un elemento che non dobbiamo sottovalutare. Ci renderebbe consapevoli tutti quanti che insieme dovremo rinunciare a qualcosa per il bene del calcio italiano, smettendo di guardare le vicende dal buco della serratura, senza guardare alla riforma pensando alle elezioni: io sono dell’idea che bisogna farla. Nel 2011 e 2012 siamo stati l’unica lega nella storia del calcio italiano del Dopoguerra a fare una riforma e passare da novanta a sessanta squadre, una cosa illuministica per certi aspetti: averla fatta da soli non ha risolto i problemi, ma abbiamo avuto il coraggio di tagliare. Il problema è che così non si risolve niente, c’è bisogno di ragionare da sistema. In Inghilterra la Premier League è diventata leader incontrastata perché ha avuto la lungimiranza e magnanimità di mettere a disposizione milioni di sterline per i campionati di seconda e terza divisione: nelle settimane scorse ho provato a scrivere alla Serie A e non ho avuto grandi risposte… Non è un problema per me, però sicuramente un’operazione della Serie A darebbe grande leadership sul tavolo della riforma”.

Persino la Serie A ha chiesto dei ristori al Governo, però…
“Io ho reagito con il Comitato 4.0, che non è un soggetto politico ma l’aggregazione di quelle società che stanno nella faglia tra professionismo e dilettantismo, capendo che da una parte c’è una élite che dal momento in cui chiede determina una situazione talmente grande che rischia di far nascondere la diversità che c’è tra le varie aree. Dall’altra c’è chi ha preso 800 euro… Abbiamo detto che in mezzo c’è un’area composta da tantissime società che è tessuto connettivo di questo paese, e che toglie giovani ragazzi e ragazze dai pericoli della strada, dalla violenza e dalla droga. La necessità questo paese la avrà dopo, ancora più di ora. I ragazzi stanno perdendo momenti di socialità senza la scuola, e dovranno recuperarli in qualche modo, ci saranno ferite da rimarginare. Dobbiamo dare una risposta di sistema”.

Fin qui le dichiarazioni del presidente della terza lega professionistica a TMW, ma specificamente quelle sul Trapani, fanno sorgere parecchi dubbi che ci consentono una riflessione:
Ghirelli ma lei dov’era e che faceva quando avveniva il passaggio di quote del Trapani da Morace o liberty Lines a tale De Simone, poi arrestato, prima ancora che a Petroni?  Solo adesso si è accorto che qualcosa non va? Oggi si preoccupa del Livorno presieduto da Heller, ovvero colui che ha portato Petroni a Trapani, per poi litigarci pubblicamente perché al Trapani aveva chiesto più che dato!
Ghirelli, chi le ha impedito, nella sua veste di Presidente incaricato da chi sostiene economicamente la sua poltrona, ovvero presidenti e società proprietarie, di escogitare e studiare con esperti e specialisti un sistema di controlli ancora più efficace su persone fisiche e giuridiche che vogliono entrare nel mondo dorato, ma forse oggi più che altro bronzeo, del calcio? Così da evitare che uno come Giorgino Heller potesse rientrare dalla finestra e per giunta definito “finanziere” ( di che? Di chi? Di cosa?).
Ma soprattutto Ghirelli ha mai visto il sacro film “Guardie e Ladri”? In caso positivo si faccia spiegare da Cristiana Capotondi che Totò aveva al suo fianco Aldo Fabrizi e non Peppino De Filippo.
Forse sarebbe il caso di riflettere prima di parlare, perché se Ghirelli voleva essere spiritoso in un momento drammatico, diversamente, molto diversamente dal grande Principe De Curtis è riuscito ad essere tragico più che comico.
0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy