Lega Pro, Ghirelli: “Si vergogni chi ha telefonato e inviato sms per piegare la dignità dei presidenti”

Ghirelli traccia un bilancio di quel che è stato e provare a immaginare quel che sarà

di Redazione ITASportPress

In viste delle prossime elezioni in Lega Pro del 12 gennaio, il presidente della terza lega professionistica Francesco Ghirelli continua a rilasciare dichiarazioni. “Un anno orribile, da non augurare a nessuno, di grande preoccupazione e grande incertezza. Ma non è questo il momento di parlarne. Lo farò volentieri in un’altra intervista – dice a TuttoC – dobbiamo avere il limite alla nostra esuberanza di protagonismo. Il mondo va avanti anche senza di noi e quindi le istituzioni vanno salvaguardate”.

Pensa a qualche evento nello specifico?

“Se vuole un esempio, le dico il recente dibattito sul voto sul bilancio in assemblea. Vi è stata un’azione legittima di conoscere le voci del bilancio ho risposto fino al centesimo di euro. C’è stata un’azione esterna inaccettabile per due motivi. Il primo: hanno cercato di costruire un caso sul tema delle consulenze e collaborazioni. Si sono mossi subdolamente, pensando ad eccitare pensieri di ruberie e/o atti pruriginosi. Ho, con pazienza e portando a conoscere le cifre, dimostrato quanto fosse stato letto male il bilancio: in quelle voci sono raggruppati un insieme di servizi per la Lega, mentre i costi per consulenze e collaborazioni sono limitati. Poi ho raccontato chi fa che cosa e quali vantaggi hanno portato alla Lega e ai club. Se posso, poi, evocare fatti pruriginosi è semplicemente un boomerang per gli autori: forse è una abitudine di chi lo fa. Con me però hanno un problema, non avendo scheletri nell‘armadio posso replicare senza aver remore di usare un linguaggio diretto”.

È l’ora di togliersi qualche sassolino dalle scarpe?

“Non accetto che si usi la Lega, che la si colpisca per un gioco di potere che si vuol fare per l’elezione in FIGC. Si vergogni chi ha telefonato e/o inviato sms per piegare la dignità dei presidenti. Sappiano che sono in possesso del famoso sms e so delle telefonate. Auguri e buon viaggio”.

In questo anno terribile, però, è difficile negare che si siano registrate delle scosse anche all’interno della Lega.

“Non dobbiamo meravigliarci se ci sono nervosismi: in questo anno che si chiude ci siamo dovuti mettere tutti in discussione. In quello che si apre, che speriamo tutti essere quello del post-Covid, penso che il calcio che fa bene al Paese avrà un ruolo fondamentale. Le ferite maggiori e più profonde sono nei ragazzi e nelle ragazze che non sono andati a scuola, che hanno perso la rete delle relazioni: anche questo sarà un punto fondamentale del ruolo che la Serie C e la Lega Pro avranno”.

Oltre al lato umano, c’è quello economico. Anche quello drammatico.

“È stato un anno di grandi difficoltà economiche, però le società hanno retto bene: per questo insisto nei confronti di governo e Parlamento affinché intervengano. Ci sono dei presidenti eroi: se cedono loro, è il Paese che diventa più povero. È per questo che siamo stati insistenti, e uso il plurale riferendomi al lavoro fatto dal Comitato 4.0. Non è un soggetto politico, è un gruppo di leghe che stanno nella faglia tra professionismo e dilettantismo, che per quanto riguarda la Serie C rischia di essere schiacciata tra il calcio di élite della Serie A e i dilettanti. Sono leghe che hanno messo in campo una capacità di ragionare a sistema: si sono riunite con PWC per fornire dati che potessero essere utili a comprendere il fenomeno sociale e territoriale. Hanno avanzato proposte. Io credo che i risultati ci sono stati. Penso per esempio alla cassa integrazione, che sembrava francamente impensabile per il calcio: il calcio per tutti è Cristiano Ronaldo, bisognava invece far capire che nel calcio ci sono dei lavoratori normali. Abbiamo dovuto fare un lavoro di informazione e di conoscenza del nostro mondo”.

Quella sul credito d’imposta è stata un’altra battaglia dura.

“Devo anzitutto ringraziare il ministro Spadafora, il ministro Gualtieri, i funzionari che vi hanno lavorato. Poi grazie al Comitato 4.0 e a PWC: di questo lavoro usufruiranno anche altre discipline sportive o leghe, penso per esempio alla stessa Serie B. Infine ringrazio anche le fake news, quelle messe in giro da chi sino all’ultimo ha fatto girare la voce che tutto saltava, solo per infastidire. Con tenacia abbiamo lavorato, allenati dal provvedimento sulla Cassa integrazione in deroga. Il copione si è ripetuto”.

Tutto risolto quindi? 

“No, ora abbiamo risolto il pregresso, i contratti stipulati. Avendo spostato la data al 1 aprile 2021 ci sarà il tempo per fare le pratiche per il rimborso del 50% della fiscalità. Un buon segno. Ci sono da fare 300 decreti attuativi, il fatto che il nostro sia stato deliberato, avrà un significato o no? Poi dovremo spingere affinché nell’ultimo decreto Covid-19 che vedrà la luce tra il 20 e il 25 gennaio i denari (avevamo 90 milioni di euro, con la detrazione al 50% ne sviluppano 180) non impegnati lo siano nel 2021. E ancora: dovremo chiedere che si aggiungano altre risorse (noi chiediamo 45 milioni di Euro) e si porti la possibilità di stipulare nuovi contratti fino al 30 giugno 2021. Ci serve questa misura. Così come abbiamo bisogno di liquidità sul modello PMI garantita centralmente. Il ministro Spadafora ad Agorà ha detto che interverrà, io voglio credergli. Sappia che lo sosterremo o lo incalzeremo senza tregua”.

Ha sempre avuto fiducia nel governo?

“È una domanda inutile, io lavoro con il governo che c’è. Aggiungo che qualche ministro è molto più serio di chi li critica. A rischio di essere criticato io, lo devo fare perché sono il presidente pro tempore e deve pensare a come risolvere i problemi dei presidenti. Sembra che chi rema contro porti sfiga a se stesso e fortuna a chi opera: hanno detto di tutto sull’IRAP, sulla CIG, sul credito d’imposta. Proseguano: così andrà bene per i club. La verità è che oggi sono sollevato. Mi scuso se negli ultimi tempi sono stato assillante sui ministeri, sul governo. Un poco mi sono vergognato di farlo ma lo dovevo fare: era troppo importante per dare un po’ di respiro rispetto alla crisi che attanaglia lo sport e il calcio di Serie C”.

Nel corso di quest’anno ha temuto di non farcela, che il giocattolo si sarebbe infine rotto?

“Molte volte. Perché, per esempio nel momento in cui dovevamo riprendere ci chiedevamo come potessimo reggere il peso dei protocolli dal punto di vista dell’organizzazione e dei costi. O ancora: siamo l’unica Lega che ha monitorato in modo pignolo i dati sull’andamento della pandemia: ho temuto quando abbiamo visto un’impennata enorme. Come ricorderà, c’è stata una lunga discussione: si gioca o non si gioca? È avvenuto tra fine ottobre e inizio novembre, se fosse proseguita l’impennata non so come sarebbe finita. Ci sono stati diversi momenti difficili: li abbiamo affrontati mettendo la salute al primo posto. Dimostrando che il calcio non è qualcosa di diverso dagli altri settori del Paese”.

A tal proposito, tra poco si torna in campo dopo la pausa natalizia.

“Mi auguro che ci sia stata grande attenzione verso il rompete le righe natalizio: dobbiamo continuare sul trend dell’ultimo periodo. Il Covid è subdolo, però molto dipende dalla capacità di stare attenti, di seguire il protocollo e non fare stupidaggini o leggerezze”.

Ghirelli presidente Lega Pro
Ghirelli (Getty Images)

Vi siete scambiati una chiamata di auguri con i presidenti di Viterbese e Casertana?

“Quella è un’esperienza in cui siamo maturati e cresciuti. Il mio vero rammarico è che sono cose che non devono accadere: bisogna usare i regolamenti e il buonsenso. La Lega Pro deve far applicare i primi in maniera rigorosa: è la sua funzione. Di più: è l’unica garanzia che le società hanno di essere trattate alla stessa stregua. Poi si deve ragionare, si deve trovare tra società un ascolto reciproco rispetto a problemi che affliggono tutti. Avere tre punti nel calcio è fondamentale, ma se riusciamo ad andare oltre , la reputazione dell’intero movimento cresce. La mia sofferenza è stata quella di non essere stato capace di far comprendere fino in fondo quanto fosse importante non litigare. Questa la considero per me una sconfitta, ma  è il terreno sul quale dobbiamo insistere. Dobbiamo tutti sapere che bisogna fare un passo indietro, dire tre parole in meno, ascoltare gli altri, capire anche meglio il ruolo di garanzia che la Lega può fornire. È stata una bella lezione, anche nel rapporto con la ASL: io l’ho ringraziata e ho chiesto scusa, abbiamo creato frastuono e confusione mentre loro sono impegnati in un lavoro sfibrante e cruciale per i cittadini. Per noi la collaborazione è fondamentale, non c’è spirito di competizione con le aziende sanitarie locali. Vuole la conferma? La Asl ci ha fornito un quadro preoccupante ed io, subito, ho rinviato di autorità Juve Stabia- Casertana”.

Arriviamo ai buoni propositi per il 2021. Ha parlato di faglia tra professionismo e dilettantismo: arriveremo al semiprofessionismo?

“Intanto, le dico che il primo obiettivo è l’apprendistato. Nei primi giorni di gennaio sarò in audizione presso la commissione cultura e sport della Camera e parlerò di questo. È un passaggio centrale per la formazione dei giovani calciatori: l’apprendistato favorisce la crescita formativa dal punto di vista sportivo e culturale dei giovani. Obbliga i club a seguirli con tutor, in modo tale da coniugare la formazione sportiva a quella educativa, scolastica, culturale. È un passaggio fondamentale, sia per l’immediato che per quello che succede a un calciatore a fine carriera. Aiuta tra l’altro a evitare la dispersione scolastica: quando una famiglia pensa di avere in casa un nuovo Ronaldo, il rischio è che aumenti il numero degli sbandati. Se vogliamo essere la lega dei valori, dobbiamo essere attenti anche e soprattutto a questo, alla crescita dei nostri protagonisti sotto tutti i punti di vista”.

Arriva il vaccino. Si è già detto favorevole all’obbligatorietà per i calciatori, è il momento di rivedere il protocollo?

“Questo è un problema che affronterà la commissione medica della FIGC. A tal proposito, non finirò mai di ringraziare il professor Francesco Braconaro per tutto quello che ci ha dato in questo anno tremendo. Sarà il nostro punto di riferimento anche sul vaccino: noi finora abbiamo seguito la UEFA, e anzi abbiamo introdotto anche delle modifiche per venire incontro ai nostri club, per esempio facilitandogli la possibilità di chiedere un rinvio a stagione. Adesso vedremo cosa accadrà col vaccino: io mi ripeto e auspico che sia obbligatorio per noi. Ma credo che sia comunque una questione di rispetto, in un sistema chiuso come il calcio: se sto sempre insieme ad altri, sento l’obbligo di vaccinarmi per rispettare gli altri del gruppo squadra e quelli delle squadre avversarie. Da questo punto di vista credo ci sarà un aggiornamento del protocollo”.

Tra gli eventi del 2020, anche l’impossibilità di vedere le partite su Eleven mentre gli stadi erano vuoti.

“Parliamo di un attacco micidiale, ma anche lì abbiamo trovato una risposta. Abbiamo diversificato il prodotto e i prezzi, creando un modello che funziona: se penso agli anni passati, ora a breve avremo a regime 15 partite a giornata su Sky, che è la piattaforma di alto livello. Poi c’è la Rai che è la TV di tutti, Eleven che viene incontro ai più giovani con lo streaming. Le tv locali sono il riferimento del territorio. Stiamo sperimentando con la tv di un club, della Ternana, vedremo come funziona. Dal mese di febbraio ci apriamo al mondo arrivando con la lingua italiana in tutte le comunità di seconda, terza, quarta generazione: si aprirà non solo un collegamento di passione, ma anche spazi di merchandising. Abbiamo dato un colpo di reni, abbiamo valicato il Rubicone e siamo andati molto più avanti. Oggi il prodotto è attrattivo e appetibile, colloca le società nelle capacità di discutere in maniera diversa con gli sponsor. E l’abbiamo fatto, cito Einstein, obbligati a innovare dalla crisi”.

Chiudiamo con gli stadi, il pubblico, il cuore del calcio. Fino a quanto rimarranno chiusi secondo lei?

“Io parto da un dato. L’anno scorso, nel girone di andata, avevamo un quadro di un aumento di 700mila tifosi. È un peccato, ma sarà difficile, quando si riapriranno gli stadi, che immediatamente riusciremo a riportarvi la stessa gente. Dobbiamo programmarlo: andare allo stadio è un rito, una tradizione, qualcosa che si costruisce domenica dopo domenica. Se si aggiunge a questa perdita la paura che ci lascia il Covid, non possiamo pensare che riapriremo gli stadi e la gente vi rientrerà subito: sarà difficile tornare ai livelli a cui eravamo arrivati. Quanto alla riapertura, purtroppo partecipa quello che chiamo il maledetto. Vediamo come progrediscono i vaccini: se lo faranno in maniera rapida e nello stesso tempo ci fosse un arretramento della pandemia, mi auguro che si possa aprire magari a fine gennaio. Ma certamente spero che i playoff siano aperti: per esempio, quella è una vicenda che ci racconta il nostro obiettivo”.

Cioè?

“Sostenibilità economica e riforme. Ma questo discorso non si può fermare alla riforma dei campionati: i playoff ci dicono che c’è bisogno di riformare la stessa formula dei campionati, dando maggiore spazio alla competitività. Ci dobbiamo chiedere perché durante i playoff la stessa partita che si svolge in campionato riempie lo stadio: forse la formula è un po’ vecchia. Al futuro dobbiamo lavorare nell’ottica di un sistema unico. Con attributi chiari: intelligenza, curiosità, voglia di cambiare. Voglio fare gli auguri per un 2021 migliore e gli auguri vanno ai presidenti, ai giornalisti, alle società, agli arbitri, a tutti. Ne abbiamo bisogno”

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