Mondiale, il riscatto di Kolarov dopo la guerra: “Il mio sogno? Portare in alto la Serbia”

Mondiale, il riscatto di Kolarov dopo la guerra: “Il mio sogno? Portare in alto la Serbia”

Il difensore della Roma racconta la sua infanzia passata tra le bombe

di Redazione ITASportPress

Un’infanzia difficile trascorsa a Belgrado ai tempi del conflitto jugoslavo: Aleksandr Kolarov aveva solamente 6 anni quando ha sperimentato una delle esperienze peggiori che si possano vivere: la guerra. Un conflitto, visto dagli occhi di un bambino costretto a crescere forse troppo in fretta, ma che non ha mai smesso di credere nel proprio sogno. Ora, a distanza di quasi 27 anni, il difensore della Roma ha realizzato la sua più grande aspirazione, diventando il capitano della sua Serbia.

Nel corso di un’intervista ai microfoni di The Players’ Tribune, il giocatore ha ricordato i momenti più bui, parlando anche del suo idolo di sempre, Sinisa Mihajlovic: “C’era un rumore strano… Posso ancora sentirlo se chiudo gli occhi. Non erano le sirene che eravamo abituati a sentire. Era diverso, quasi un lamento. Più simile a un film. Era un rumore terrificante. Io e i miei amici abbiamo abbandonato le nostre biciclette e abbiamo iniziato a correre verso casa molto velocemente. Eravamo a pochi isolati da casa quando sentimmo un nuovo rumore, una fortissima esplosione. Guardammo verso il cielo e vedemmo un aereo in fiamme precipitare. Questa era la vita in Serbia alla fine degli anni ’90. Sono tornato a casa e sono rimasto seduto nella mia stanza per ore, cercando di capire quello che avevo appena visto. Pensare che quando scoppiò la guerra ero felice, perché per me voleva semplicemente dire che non si andava a scuola e che avrei potuto passare il tempo a giocare a pallone con i miei amici. In realtà è bastato il rumore della prima bomba per farmi capire in quale inferno eravamo piombati. Non potei più andare per strada a giocare con gli amici. Giocavo con mio fratello in casa mentre le bombe esplodevano facendo tremare i muri, ma nonostante questo continuavo a sognare di diventare come Mihajlovic. Il ricordo della Coppa Campioni vinta con la Stella Rossa nel 1991 mi folgorò, da quel giorno divenne la mia leggenda”.

“Quando ho capito di avercela fatta? Dopo il trasferimento alla Lazio nel 2007. Tuttavia sapevo di avere ancora due missioni da compiere: giocare con la maglia della mia nazionale, la Serbia, e realizzare la promessa fatta a mia madre ai tempi della guerra: che sarei andato a giocare in Premier League. Ecco perché quando si fece avanti il Manchester City toccai il cielo con un dito. Il prossimo obiettivo? Portare in paradiso la nazionale serba, il primo motivo di orgoglio. Sento le responsabilità per la bandiera, per la maglia, per le persone a casa. Mi sento un soldato, perché so quanto siamo orgogliosi. So da dove viene tutto quell’orgoglio. I serbi hanno passato dei brutti momenti più di quanto possano soltanto immaginare le persone degli altri paesi, per questo facciamo sempre del nostro meglio per dimostrare chi siamo: combattenti”.

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