Mondiale, invasione Pussy Riot: massima pena dal tribunale di Mosca

Dura sentenza per l’invasione durante la finale del Mondiale

di Redazione ITASportPress

Davanti agli 81.000 spettatori dello stadio Luzhniki di Mosca, alle telecamere di tutto il mondo e alla decina di capi di Stato presenti, tra cui lo stesso presidente russo Vladimir Putin, quattro componenti del gruppo Pussy Riot si sono resi protagonisti di un’invasione di campo, mentre si svolgeva il match finale del Mondiale tra Francia-Croazia. Dopo l’intervento degli stuart, le autorità russe hanno incriminato le tre donne e l’uomo, autori del reato, per violazione dei diritti degli spettatori e uso illegale delle uniformi della polizia.

RIVENDICAZIONE – Il gruppo delle Pussy Riot aveva subito rivendicato l’azione, con un video diffuso sui social, in cui si fa riferimento al poeta e performer russo Dmitri Aleksandrovich Prigov. Tra le creazioni più iconiche di Prigov c’è l’immagine di un poliziotto, che le attiviste definiscono “celeste”, che si scontra con il poliziotto terreno, quello della vita vera, che persegue prigionieri politici e mette in carcere persone per i contenuti, che condividono sui social.

LA SENTENZA – Quindici giorni di reclusione per i quattro membri della Pussy Riot che hanno invaso il campo a Mosca durante la finale dei Mondiali. Tre ragazze e un ragazzo, appartenenti al collettivo punk femminista anti-Putin, sono dunque stati puniti con la massima pena. Oltre ai quindici giorni di reclusione, il tribunale di Mosca ha deciso la punizione più grande: tre anni di Daspo. I quattro, infatti, oltre al carcere, non potranno partecipare a nessuna manifestazione sportiva.

 

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