Benevento, Lapadula: “Dentro di me sangue peruviano. A Inzaghi ruberei…”

L’attaccante si racconta

di Redazione ITASportPress
Lapadula

Dopo la retrocessione con il Lecce, Gianluca Lapadula si è rimesso in gioco col Benevento. Il bomber classe 1990 spera di contribuire ad una buona stagione delle Streghe e per farlo è pronto a tutto anche a… rubare i segreti di chi, di gol, decisamente se ne intende. Il suo mister Filippo Pippo Inzaghi.

Intervistato da Sky, il centravanti si è raccontato a 36o°. Dalla Nazionale al rapporto col tecnico giallorosso.

Lapadula si racconta

Lapadula (getty images)

“Arrivo al Benevento nella mia migliore condizione fisica, non ho alcun problema e questo mi dà sicurezza e serenità. Poi ho tanta voglia di recuperare il tempo perso ed è un percorso iniziato l’anno scorso a Lecce, dove ho ritrovato me stesso”, ha esordito Lapadula. “Ho grande stima e ringrazio il presidente Sticchi Damiani e tutta Lecce per l’affetto che mi hanno dato e che ho ritrovato qui a Benevento, sin dal primo giorno, dal presidente, dall’allenatore e dai ragazzi”.

E su mister Inzaghi: “Può essere quell’arma in più da sfruttare al meglio. Da quando sono arrivato ha toccato in me corde molto importanti. Non me la sento di dire quali, però sin dal primo discorso ha alimentato in me un fuoco”. Quale caratteristica ruberei a Inzaghi? Quella grande qualità di non essere mai fuorigioco, è molto importante. Oggi con il VAR sarebbe molto diverso, però la vorrei volentieri”.

Capitolo Nazionale con riferimento al recente tatuaggio fatto sul braccio: “Ho voluto imprimere sulla mia pelle ciò che mi appartiene. Non ho mai avuto la possibilità di conoscere personalmente il Perù, quello che so lo conosco tramite i racconti di mia madre. Nell’ultimo periodo la mia curiosità è cresciuta, ho guardato molte foto e tanti video. Tra cui questo video dove si vede una festa a Paramonga per il Patron de la Soledad dove si utilizzano tanti simboli Inca, tra cui la bandiera del tahuantinsuyo e i copricapo con le piume: questa è la motivazione della mia raffigurazione”.

E ancora: “Io nella Nazionale del Perù? Quattro anni fa è venuto il Ct Gareca in Italia a conoscermi, abbiamo parlato di questo discorso della Copa America. Ma era in concomitanza con i playoff del Pescara e pensai che, in quel momento, accettare la convocazione di una Nazionale a cui ero poco legato non sarebbe stato corretto, anche perché non mi ero guadagnato il diritto di disputare quella competizione. Sapevo che mi ero guadagnato i playoff per andare in Serie A con il Pescara. Non è sicuramente tramite un tatuaggio che dirò al Perù e al Ct che io ho accettato la Nazionale peruviana. Dovessi mai avere questo pensiero, la prima persona a saperlo sarebbe Gareca. Ad oggi devo dire che conosco molto meglio le mie radici, sono molto più consapevole e orgoglioso che dentro di me ci sia il sangue peruviano”.

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