Genoa, Radovanovic e il contagio di gruppo da coronavirus: “Preso forse nel viaggio per Napoli. Io con febbre, mal di testa e tosse”

Il centrocampista racconta la sua esperienza col Covid

di Redazione ITASportPress

Interessante intervista rilasciata a La Stampa da parte del centrocampista del Genoa Ivan Radovanovic. Il classe 1988 è uno dei tanti tesserati del Grifone ad aver contratto il coronavirus in queste ore. Il giocatore ha voluto dire la sua sull’argomento spiegando tempistiche e condizioni di salute sue e della squadra.

Radovanovic: “Coronavirus 5 voltepiù duro dell’influenza”

Radovanovic
Radovanovic (getty images)

“Ci siamo allenati, Perin non c’era e poi abbiamo saputo che era positivo”, ha esordito Radovanovic sulle tempistiche dei contagi all’interno del gruppo squadra del Genoa. “Dovevamo partire nel pomeriggio e invece la partenza è stata rimandata alla mattina successiva. Prima abbiamo fatto due cicli di tamponi. Io a pranzo ero seduto vicino a Schone, abbiamo parlato a lungo in inglese. Poi il giorno dopo è venuto fuori che anche lui era positivo. Siamo partiti per Napoli, siamo rientrati alla sera. E quando sono arrivato a casa ho iniziato a non sentirmi bene”.

Da lì, ecco come il centrocampista ha vissuto quel momento: “Pensavo fosse solo una mia idea, magari mi ero fatto condizionare mentalmente. Ma lunedì mattina abbiamo fatto i tamponi e i test sierologici, poi la febbre ha iniziato a salire. Avevo tutti i sintomi: mal di testa, tosse, mal di gola. I test non hanno evidenziato nulla, alla sera mi ha chiamato il dottore e mi ha detto che ero positivo. Che lo erano anche altri miei compagni e lui stesso”.

E ancora: “Dico la verità, ero un po’ preoccupato. Si tratta di un virus nuovo e non sai come potrà reagire il tuo corpo. Ho avuto l’influenza ma questo non è paragonabile, è cinque volte più pesante. Sono un atleta ma mi sono trovato a pezzi. Quando l’abbiamo contratto? Quando ci cambiamo nello spogliatoio siamo in trenta, viviamo insieme buona parte della giornata e quindi rischiamo come in qualunque luogo di lavoro. Siamo molto controllati, è vero. Ma il rischio esiste e noi siamo stati sfortunati. Probabilmente abbiamo pagato il viaggio per Napoli, tra pullman, aereo e hotel”.

Napoli-Genoa, getty images
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