Juventus, Allegri: “Cinque anni straordinari, momento giusto per cambiare”

Il tecnico ha salutato i bianconeri in conferenza stampa

di Redazione ITASportPress
allenatore

Massimiliano Allegri saluta la Juventus. Dopo cinque anni ricchi di successi, durante i quali il tecnico livornese ha conquistato altrettanti scudetti, l’allenatore lascia i bianconeri. Queste le sue parole nel corso della conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.

RINGRAZIAMENTI – “Voglio ringraziare il presidente e i ragazzi – dice commuovendosi -, ci siamo tolti tante soddisfazioni insieme. Lascio una squadra vincente, che ha tutte le carte in regola per ripetersi in Italia e per disputare un’altra Champions da protagonista. Purtroppo quest’anno, per diverse ragioni, non siamo riusciti ad arrivare fino in fondo in Europa”.

SCELTA – “Con la società abbiamo parlato ed espresso i nostri pensieri sul futuro della squadra. Poi il club ha fatto le sue valutazioni, decidendo di cambiare. Questo però non cambia quelli che sono i miei rapporti con Andrea Agnelli, Fabio Paratici e Pavel Nedved. Era il momento giusto per lasciarsi nel migliore dei modi”.

SERENITÀ – “Questa situazione la sto vivendo serenamente, capita negli ambienti professionali che ci si possa dividere. Sono state però scritte cose inesatte, io non ho chiesto alcuna rivoluzione e neanche anni contratto: a quel punto neanche ci eravamo arrivati. Tra persone intelligenti, quando arriva il momento fisiologico di lasciarsi, lo capisci. Le cose sono state molto più semplici di quello che sembra, con il presidente che ha preso la decisione. L’unica cosa certa è che abbiamo fatto cinque anni straordinari. Ho fatto 5 e 5, come il panino che mangiamo a Livorno con la torta di ceci dentro: cinque anni e cinque scudetti”

POLEMICHE – “Le polemiche? Quest’anno abbiamo centrato gli obiettivi, conquistando campionato e Supercoppa. Le valutazioni  sul gioco dipendono dal risultato: le partite di calcio sono strategia ed è impossibile giocar bene trentotto partite. A farti vincere lo scudetto sono quelle partite in cui porti a casa punti giocando male. Nelle prime cinque partite a Cagliari ho fatto zero punti: si diceva che giocavo bene, ma non vincevo. Cosa significa poi giocar bene? Io ancora non l’ho capito. Nella vita ci sono le categorie: ci sono allenatori che vincono ed altri che non vincono mai. Nel gabbione a Livorno i tornei li vincevo tutti, ne ho perso solo uno: ci sarà stato un motivo. Ormai non c’è più mestiere, solo teoria”.

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