Juventus, le pagelle della stagione

Juventus, le pagelle della stagione

Per i bianconeri nessuna insufficienza ma solo voti altissimi per una stagione ad alti livelli

di Redazione ITASportPress

La Juventus è stata la squadra più forte in questa stagione. Sulla mentalità la compagine di mister Allegri è stata sempre un gradino sopra tutti gli avversari. In 38 partite di campionato non ci si nasconde, non si bara: i valori vengono a galla come l’olio. Vince sempre il più forte per rosa, testa, società e individualità. Naturalmente voti altissimi a fine stagione per tutti. Questi i giudizi dati a tecnico e calciatori dalla Gazzetta dello Sport.

ALLEGRI 8,5 – L’anno scorso aveva firmato il capolavoro giocando con le cinque stelle. Stavolta ha gestito in modo diverso montando e smontando la squadra. Non era più una questione tattica, ma tecnica: in ogni partita doveva individuare i singoli che sarebbero stati decisivi, dall’inizio o subentrando. A volte ha sorpreso con scelte bizzarre, altre volte ha fatto storcere il naso per un atteggiamento troppo conservativo, ma ha dato serenità nelle difficoltà e ha sfruttato la profondità della rosa per inseguire Champions e Coppa Italia. E’ il perfetto interprete del motto della casa: vincere è l’unica cosa che conta e Max lo ha fatto ancora, stabilendo il record di punti e di gol segnati nella sua gestione. Non può mica essere solo merito dei giocatori, no?

CHIELLINI 9 – A 33 anni una delle stagioni più belle, anche perché all’improvviso si è guardato intorno e i compagni di mille battaglie non c’erano più o c’erano solo a volte: Buffon meno presente, Barzagli gestito a piccole dosi, Bonucci sparito. Chiello, allora, ha giocato per due, per tre, per quattro. Non ha mai segnato, e questa è una rarità, ma quando per tre mesi la Juve non ha preso gol e nemmeno tiri c’era Giorgio a comandare la difesa e a proteggere i portieri. Poi si è fatto male (all’inizio contro il Napoli e se ci fosse stato lui Koulibaly non sarebbe saltato da solo), ma si è fatto convocare lo stesso per andare in panchina e “giocare” da lì: decisiva la sua spinta nella notte di San Siro, allenatore aggiunto oltre che vice capitano e trascinatore.

BERNARDESCHI 7,5 – Bravo, però… Cominciava così, di solito, il giudizio su Federico. Adesso invece è giunto il momento di girare la frase: però è bravo. Perché incide (4 gol tutti decisivi, più un assist spaccaderby), perché entra sempre con lo spirito giusto, perché gioca di qua e di là. E può ancora crescere molto.

MANDZUKIC 7,5 – Il suo molteplice lavoro non è più una sorpresa e anzi ha stupito a volte l’indolenza di alcune prestazioni. Ma quando conta, Mario c’è. Appena 5 gol, è vero, ma 4 volte sono serviti a sbloccare uno 0-0. Punta, centrocampista, stopper: lo spirito di sacrificio resta impagabile. Averne di campioni così.

RUGANI 7,5 – Non fatevi ingannare dal colpo di testa di Icardi. Delle tre stagioni in bianconero, questa è stata nettamente la migliore: lo dicono i numeri (record di presenze), ma soprattutto lo dice il rendimento. Con lui in campo la Juve ha perso una volta sola. Ha studiato con la BBC, adesso è pronto.

ASAMOAH 7 – La sua è la miglior miniserie perché di scudetti ne ha collezionati “solo” sei e non sette. Ma questo ha un sapore più rotondo perché dopo anni alterni è tornato a essere decisamente affidabile. Non a caso nelle due sfide contro il Napoli lui giocava mentre Alex Sandro era seduto in panchina.

BARZAGLI 7 -Titolare e riserva allo stesso tempo perché il tempo passa e anche nel caveau delle banche svizzere a volte qualcuno riesce a penetrare. Ma il dio pallone è buono e giusto: non poteva passare alla storia quell’autogol a San Siro. E allora ecco la rimonta e lo scudetto: il settimo di una serie bellissima.

LICHTSTEINER 7 – Corre moltissimo, certo. Ma quanto urla! Quando i compagni sono in difficoltà o quando la squadra vive una giornata negativa, la sua voce è come il richiamo del trombettiere: guida la carica. Conclude la sua splendida avventura in bianconero con il settimo scudetto: elogio del gregario perfetto.

D. COSTA 8,5 – Quando si accende, è un cartone animato. Alcuni duelli in velocità sembrano costruiti al computer. Ma DC non è solo Flash. E’ Superman quando vola da una fascia all’altra; è Batman quando la mette all’incrocio; è perfino Capitan America, quando retrocede in difesa e usa lo scudo per difendere la porta.

DYBALA 8,5 – Il gol alla Lazio è roba da Hollywood, tipo “Mission impossible”: un’azione che va a un’altra velocità e quasi in un’altra dimensione. Anche perché era l’ultimo secondo della partita. In quel momento tutto è cambiato. Rispetto all’anno scorso meno coinvolto e meno continuo, ma ugualmente decisivo.

BENATIA 8 – Forse l’ha fatto apposta per divertirci: quella palla lasciata a Koulibaly, dopo una partita sontuosa, serviva solo ad aggiungere un barile di emozioni e a creare un finale diverso. Un po’ come contro la Roma: migliore in campo, gol e poi… l’assist a Schick. Ma sia chiaro: campionato strepitoso.

BUFFON 8 – Se siamo davvero all’addio, c’è stato il lieto fine anche senza la Champions. Lo scudetto numero 9 (più i due cancellati) è arrivato dopo una stagione con meno presenze, ma la stessa straordinaria applicazione. E una gioia particolare: ha parato il primo rigore della storia assegnato con la Var.

CUADRADO 8 – Cambia le partite, le “trucca” al punto che poi non le riconosci più: Juve-Milan, ad esempio. Un fastidioso infortunio lo lascia in tribuna per tre mesi, ma quando rientra è come la pallina del flipper: incontrollabile. E a San Siro, da terzino, fa un assist e genera l’autogol di Skriniar. Disordinatamente unico.

HIGUAIN 8 – Meno devastante rispetto a un anno fa, ma sempre presente come quelle musiche di sottofondo che non ti escono più dalla testa. Ha scelto San Siro per sublimare la sua essenzialità: doppietta al Milan, gol risolvitutto all’Inter. Ma la notte magica, per lui e per la Juve, è stata quella di Napoli.

KHEDIRA 8 – Il professore a volte cammina, ma la testa corre così veloce da renderlo immarcabile. Una tripletta, una doppietta, altri gol preziosi e la solita sensazione che sia un po’ la spia del benessere bianconero. A volte il precario dinamismo è un handicap, ma ci sono partite in cui non si può fare a meno di lui.

MATUIDI 8 – Per minuti giocati, il cacciatore di palloni è tra i primi tre bianconeri del campionato. A due, a tre o a quattro, il suo compito non cambia: correre, recuperare la palla, portarla avanti. E ogni tanto segnare. Ha timbrato anche al Bernabeu. Era al primo anno, ma sembra juventino da una vita.

PJANIC 8 – Il contatto con Rafinha rischia di mandare definitivamente in archivio quello tra Iuliano e Ronaldo. Con quella faccia un po’ così di chi se ne frega delle critiche, si è divertito a far girare la Juve: non sempre geniale, ma responsabilizzato dall’addio di Bonucci e definitivamente a suo agio da regista. Ciak, si vince.

SZCZESNY 8 – Vecchia scuola: poche scene, tante parate. Sempre con la stessa serafica espressione sul volto. C’è un’immagine stupenda e decisiva: Schick che corre verso di lui all’ultimo minuto di Juve-Roma e Szczesny che prende la porta e la rimpicciolisce così bene da farsi tirare addosso. Il silenzio, poi il boato.

SANDRO 6,5 Record di gol, ma anche di rallentamenti. Abbastanza fantasioso, ma spesso poco lucido nelle scelte e anche poco preciso nelle esecuzioni. Non si sa mai cosa aspettarsi da lui, se una grande prova o qualche distrazione. Questo è un cruccio per il passato, ma soprattutto un dubbio per il futuro.

BENTANCUR 6,5 – Chi cresce al Boca non conosce la paura. In qualunque situazione si trovi, Rodrigo si muove a testa alta e con il tackle già in canna. E’ l’ultimo cambio della notte della svolta: Inter-Juve, all’80’ sul 2-1 per i nerazzurri Allegri lo inserisce al posto di Pjanic. La rimonta decisiva porta anche la sua firma.

DE SCIGLIO 6,5 -Destra, sinistra, avanti, indietro: non si fa problemi e ritrova la sicurezza che aveva perso a Milanello. Entra con disinvoltura in quello che era stato il regno della BBC e si appunta due medaglie sul petto: il primo gol segnato in A e l’unica rete subita (e su punizione) nelle dodici presenze.

HOWEDES 6 – Cambia più posizioni delle partite che gioca: è stato in campo il tempo che serve a guardare Kill Bill volume 1 e 2. Ma tra un infortunio e l’altro ha conquistato la fiducia di Allegri, che lo ha schierato nel big-match contro il Napoli, e a segnare un bel gol alla Sampdoria. Un vero professionista.

MARCHISIO 6 – Tra tanti Oscar, un premio diverso: al Principino va l’«Orso d’oro», perché lo scarso utilizzo l’avrà fatto arrabbiare parecchio. Mai una parola fuori posto, però. Mai un gesto sbagliato. Per ritrovarsi avrebbe avuto bisogno di continuità. Chissà se cercherà lo scudetto numero 8, come la sua maglia.

STURARO 6 -Al lottatore per eccellenza spetta di diritto il «Leone d’oro»: il quarto anno è stato quello con meno soddisfazioni personali, ma non ha mai perso le caratteristiche che lo trascinarono alla Juve. E per Allegri resta un utilissimo tappabuchi, visto che il tecnico lo impiega anche da terzino.

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