Lippi: “La Champions alla Juventus? Serve convinzione. Sulla Nazionale…”

“Dybala è da Juventus. Icardi? Avrei privilegiato sempre la squadra…”

di Redazione ITASportPress
Lippi

Marcello Lippi, ex allenatore e ct, ha parlato a Radio Deejay dei temi caldi del mondo del pallone. Dal campionato italiano alla Champions League, senza dimenticare la Nazionale italiana.

JUVENTUS E CHAMPIONS – Parte subito con un pensiero alla Vecchia Signora e alla battaglia per la Champions League: “Per vincerla serve la convinzione che già c’è in squadra. La voglia di esprimersi ad alti livelli, poi c’è un valore aggiunto che finora non aveva mai avuto (Cristiano Ronaldo ndr)”. E proprio su Ronaldo. “Prima di andare a giocare a Madrid, la Juventus ha faticato. E anche lui non riusciva a incidere cosa che ha fatto poi nella sfida di ritorno. Il Real Madrid è un animale da Champions, tutti si esprimevano al 100%, e lui faceva la differenza”. Su Dybala. “Se è un giocatore da Juventus? Certo che lo è. Potenzialmente è da grande squadra, deve fare qualcosa di più, capendo che se non viene utilizzato evidentemente ci sono dei motivi”.

MILAN E INTER – C’è spazio anche per un commento sulle milanesi: “Gattuso? Ho un concetto base, con i grandi giocatori. Qualsiasi cosa decideranno di fare la faranno benissimo, sono bravissimi a coinvolgere le persone. Che poi faccia allenatore, direttore generale, magazziniere, poco importa. È una persona fantastica, trasmette grinta e determinazione come nessun altro”. E sull’Inter e il caso Icardi: “Mi sarei comportato come sempre, privilegiando la squadra. Il gruppo viene prima, sempre”.

NAZIONALE – Un pensiero anche all’Italia di Roberto Mancini, Lippi, da buon vecchio ct campione del mondo ha parole d’elogio per il lavoro del collega: “Noi eravamo un po’ più vecchi, non avevo la necessità di rifondare, invece Roberto sì. E ce l’ha fatta inserendo tutti i giovani bravi. Queste sono le favole del calcio, ora ci sono tanti stranieri, ma vengono fuori dei talenti come Chiesa, Zaniolo, Pellegrini, Barella, è fantastico”.

CINA – Ha detto addio alla Cina ed in generale all’Asia ma è molto soddisfatto della sua esperienza e dell’evoluzione del calcio: “In Cina sono stato molto bene, si è creato un grandissimo rapporto, di stima. Lavorare bene non vuol dire solo vincere, quando siamo andati in Cina noi nessuna squadra aveva il settore giovanile, ora tutte le squadre hanno dall’under13 all’under20. Questa è crescita, loro hanno perso un paio di generazioni, ci sono ottimi giocatori di 34-35 anni, nessun altro. Poi discreti ventenni”.

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