Ripartenza campionati: per le curve è un secco no ma solo una città divide le tifoserie

Tifosi contrari alla ripartenza dei campionati di calcio fermati tra febbraio e marzo per l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus

di Redazione ITASportPress

In attesa del 28 maggio quando sarà il ministro dello Sport Spadafora a decidere se riaprire gli stadi per far giocare le partite a porte chiuse, i tifosi alzano la voce. E lo fanno attraverso striscioni e comunicati dove in coro ripetono: «No al calcio senza i tifosi». Per 350 gruppi organizzati di tutto il continente  non si dovrebbe riprendere a giocare senza gli ultrà negli stadi. Oggi la Gazzetta dello Sport ha fatto un focus sulla questione che unisce i tifosi di tutta Italia. Da Bergamo a Napoli, da Roma a Lecce, passando per Genova e Torino. Tra gli ultimi striscioni comparsi c’è quello del Ferraris a Genova: «Stop football» recita, firmato B.S., “Brigata Speloncia”, uno dei gruppi della Gradinata Nord del Genoa. Uno striscione che ha fatto seguito a quello che recitava «No al calcio senza tifosi» firmato “5R”.  Tantissime le tifoserie organizzate della Serie A che hanno aderito al manifesto nel quale si dice: «Il campionato non deve ripartire. No al calcio senza i tifosi. Chiediamo lo stop alle competizioni finché tornare allo stadio non sarà un’abitudine priva di rischi per la salute». I gruppi di Atalanta, Brescia, Bologna, Genoa, Juventus, Napoli, Sampdoria, Spal e Udinese erano tra i firmatari del documento oltre a quelli di Real Madrid, Valencia, Siviglia, Marsiglia, Nantes, Metz, Bayern, Kaiserslautern, Stoccarda, Standard Liegi e Anderlecht. Hanno aderito anche gli ultrà italiani di basket (Bologna e Cantù, tra le altre) e di hockey (Milano). Poco dopo questo comunicato europeo, si è aggiunto quello della Curva Nord dell’Inter: «Come si fa solo a pensare che possa ripartire il calcio quando è oramai assodato che per lungo tempo dovremo rispettare tutti delle regole ove il contatto fisico non è previsto?». A Bergamo era comparso lo striscione «Il nostro dolore volete dimenticare. Ma senza la sua gente non ha senso tornare a giocare». Tra Curva e club di tifosi l’idea resta quella e per sostenere la squadra di Gian Piero Gasperini sono pronte bandiere e striscioni da appendere a balconi e finestre. Al Rigamonti di Brescia, altro centro molto colpito dal Covid-19, è comparso questo striscione: «Ma quale ripartenza, per noi non c’è partita. Brescia vuole rispetto per chi ha perso la vita». Al Filadelfia di Torino è spuntato«Migliaia di morti in ogni città. Ma voi pensate alla ripresa della Serie A» a cui aveva fatto seguito «Il vero virus da debellare siete voi che volete tornare a giocare». La città di Roma è spaccata tra chi non vorrebbe ricominciare e chi preferirebbe giocare.

ROMA SI DIVIDE

Lazio (Getty Images)
Roma (Getty Images)

Nella città giallorossa le manifestazioni dei gruppi organizzati sono state più d’una: «Italia in emergenza sanitaria e sociale, questo campionato si deve fermare», «Non siamo complici dei vostri interessi, un calcio al pallone non cancella i decessi. Questa è la nostra mentalità, il gioco finisce qua». Nella città laziale invece gli ultrà non si sono espressi restando nella scia del club. Ovvero riprendere per provare a inseguire il sogno scudetto.

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