Sacchi: “Sarri accettato una “mission impossible” alla Juventus con calciatori individualisti e logori”

L’ex Milan difende l’allenatore esonerato dalla Juventus

di Redazione ITASportPress

L’esonero di Maurizio Sarri da tecnico della Juventus divide addetti ai lavori e tifosi. Parere autorevole quello dell’ex allenatore del Milan Arrigo Sacchi che si è quasi sempre dichiarato un estimatore di Sarri. Oggi lo ha difeso sulle pagine della Gazzetta dello Sport in modo energico. Questo uno stralcio del suo editoriale.

LOGORI E INDIVIDUALISTI –  Sarri: aveva accettato una “mission impossible”. Sperava nella pazienza e collaborazione del club, ma i dirigenti juventini come sempre hanno creduto in valori diversi. Il motto della casa è: conta soltanto vincere. Così si trascurano fattori come il merito, la bellezza, le emozioni, lo spettacolo, l’armonia, la cultura e l’evoluzione. Il calcio rispetta una filosofia che per vincere non può disconoscere altre componenti come la melodia, l’impegno, l’entusiasmo, il coraggio, le idee, l’innovazione e l’inclusione. Una vittoria senza questi contributi rimane negli almanacchi, ma non nella mente. Maurizio Sarri ha ereditato un team saturo e logorato da otto scudetti di fila e con l’età sempre più avanzata. Un gruppo con molti individualisti poco disposti a correre e lottare per i compagni. È stato utopistico pensare che Sarri potesse dare armonia e amalgama a una squadra anziana, poco abituata a essere un collettivo di 11 giocatori che praticano sia la fase difensiva sia quella offensiva, polivalenti, uniti da un feeling invisibile che fa riferimento al gioco. In Europa si domina generalmente con il collettivo, con un calcio offensivo.

JUVENTUS SOLO IN ITALIA VINCENTE – I bianconeri sono da sempre leader in Italia, ma stentano a livello internazionale. Il nostro è un Paese conservatore dove, purtroppo, il gioco ha conosciuto scarsi sviluppi e novità. Cambiare non equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare, diceva Winston Churchill. La Juventus è un esempio per tutti di organizzazione e potenza: si sperava che fosse anche un faro in grado di illuminare e proporre un football positivo e bello, come il calcio moderno e generoso di Sarri. Questa evoluzione juventina avrebbe potuto avere una grande importanza per il calcio italiano. E se la società leader del nostro calcio non ricercherà la bellezza e il dominio, che esempio potrà mai essere? Si ritornerebbe al passato, con il singolo che viene prima del gioco e con la vittoria esaltata anche senza meriti. Purtroppo, in questi ultimi nove anni di dominio juventino nel campionato italiano, nessuna nostra squadra ha avuto successo in Europa.

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