Serie A, l’apertura epocale ai fondi mette fine alle liti tra presidenti in assemblee tragicomiche

Il calcio italiano cambia registro dopo anni di mal governo

di Redazione ITASportPress

La cordata Cvc-Advent-Fsi diventa partner della Serie A nella gestione della società che si occuperà della commercializzazione dei diritti tv del massimo campionato italiano di calcio. L’assemblea della Lega, presieduta da Paolo Dal Pino, ha ieri approvato all’unanimità l’offerta economico-finanziaria dei fondi. Si tratta di un passaggio importante, per certi versi rivoluzionario, per il calcio di casa nostra, dove i bilanci dei club sono sotto pressione per il calo dei fatturati e le minori entrate dovute alla crisi portata dall’emergenza Coronavirus. Fra le condizioni c’è inoltre un lock-up per gli investitori fino a dicembre 2026. Oggi il direttore della Gazzetta dello Sport, Stefano Barigelli nel suo editoriale ha fatto luce sul piano rivoluzionario. Proponiamo integralmente il pensiero espresso sulla Rosea da Barigelli:

La Serie A, l’élite del nostro calcio, fa finalmente sul serio. Con il sì ai fondi hanno prevalso la ragione e una visione collettiva di futuro. Hanno perso egoismi e calcoli di piccolo cabotaggio. Cvc, Advent e Fsi entrano nella Lega mettendo 1 miliardo e 700 milioni e garantendo una linea di credito di 1 miliardo e 200 milioni a disposizione dei club. Un investimento rilevante che parte dal convincimento di poter aumentare il valore del prodotto calcistico, come i club italiani da soli non sono stati capaci di fare. Anzi, negli anni il nostro calcio ha perso soldi, posizioni, appeal, sponsor. Esistono pochi casi in Italia di settori industriali non in grado di difendere i propri interessi per colpa del tornaconto di alcuni. Lotito è stato uno dei principali interpreti di questa vocazione all’interdizione che di fatto ha paralizzato per anni la Lega, a prescindere da chi la guidasse. La moneta di scambio con cui Lotito ha creato di volta in volta minoranze litigiose e di blocco, però adesso non c’è più. Il calcio ha troppo bisogno di quei soldi che i fondi garantiscono, in cambio del controllo della governance. L’amministratore delegato sarà deciso da loro e nel consiglio sarà impossibile assistere a quelle assemblee tragicomiche in cui non si decideva nulla o si decideva per il peggio. I fondi per valorizzare il loro investimento non possono perdere tempo, perché non vogliono perdere soldi. È questa la migliore garanzia perché il calcio italiano vada avanti e non indietro. Il voto unanime di ieri non deve però essere frainteso. Fino all’ultimo c’è stato il tentativo di alcuni club se non altro di rinviare. Ma di fronte all’ipotesi di una sconfitta campale e fragorosa anche gli interditori, perfino quelli di professione, si sono convinti a recedere. Ci riproveranno, magari quando si voterà sulla divisione dei soldi? Può darsi, ma nel caso i club devono sapere che perderebbero non solo quasi tre miliardi, ma anche la poca credibilità rimasta nei confronti dell’opinione pubblica e del governo a cui si apprestano a chiedere aiuti.

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