Totti: “Era meglio morire che lasciare la Roma. Non mi hanno fatto fare niente”

Totti: “Era meglio morire che lasciare la Roma. Non mi hanno fatto fare niente”

L’uomo simbolo giallorosso ha lasciato la società, tante le verità che sono saltate fuori nella conferenza d’addio

di Redazione ITASportPress

Schietto e più sincero che mai Francesco Totti nel giorno dell’addio alla Roma dopo 30 anni, nella sala delle conferenze del Coni:”Lascio la Roma ed è una scelta complicatissima, non avrei mai voluto che arrivasse questo giorno. Sarebbe stato meglio morire che dare questo annuncio. Non mi hanno dato retta, addirittura mi ritenevano ingombrante, invece non mi hanno fatto fare niente. Questa è la verità, io sono sempre stato schietto, poi ognuno crede a ciò che vuole e pensa a ciò che vuole. Io ho sempre detto che avrei voluto essere direttore tecnico della Roma, perché penso di averne le competenze e le qualità per farlo, ma va bene un anno, va bene due, ma io non sono stupido. Tantissime le promesse, pochissime mantenute. Nell’ultima stagione avrò fatto sì e no dieci riunioni, mi chiamavano sempre all’ultimo nei casi di difficoltà. In due anni mai sentiti Pallotta e Baldini, mai una chiamata, mai un messaggio. Voi cosa pensereste? Che sono ben voluto? Se avessi sbagliato qualcosa, mi sarei aspettato una chiamata…”.

Sul suo futuro: “Si può dire che questo sia un arrivederci, ma perché io torni c’è certamente bisogno di un’altra proprietà, io non torno indietro nemmeno se se ne dovesse andare Baldini. Ora guardo le offerte che mi arrivano e deciderò cosa fare del mio futuro. Non rimarrò disoccupato, state tranquilli. Direttore di Juventus e Napoli? Adesso non esageriamo… Comunque sapete più voi di me”.

Se tornerà a vedere la Roma: “Certamente, magari in Curva Sud. Anzi, sapete cosa faccio? Prendo De Rossi e veniamo insieme in curva, perché per noi la Roma sta sempre al primissimo posto, siamo in primis tifosi giallorossi”.

Sulla scelta degli allenatori: “Dai giornali sembrava che io avessi parlato con Gattuso, Mihajlovic, Sarri e Gasperini, ma l’unico con cui ho parlato direttamente è stato Antonio Conte. Per me era il nome giusto per ridare grande fiducia all’ambiente, avrebbe avuto anche un grande peso mediatico. Io ho scelto Claudio Ranieri, uomo straordinario: alla mia chiamata mi ha detto che sarebbe venuto a Trigoria il giorno dopo, ancora prima di parlare della squadra e di soldi. A lui il popolo giallorosso ha riconosciuto un super tributo, va ringraziato. Conte ha detto di no perché a lui sarebbe stata chiesta una rivoluzione, lui invece voleva puntare su una continuazione del progetto. Ma qui gli avrebbero venduto a peso d’oro certi elementi importanti… Conte l’ho sentito insieme a Franco Fienga, l’unico che mi ha difeso sempre, ponendomi sempre al primo posto. Se fosse arrivato l’attuale tecnico dell’Inter, io sarei rimasto. Fienga mi ha detto ‘Se fossi stato io a capo della società, tu saresti stato il direttore tecnico giallorosso'”.

Un grazie a Pallotta? “Mi ha dato la possibilità di conoscere un nuovo ruolo, ora dev’essere bravo a riconquistare la fiducia della gente. Spero che chi sta vicino a lui gli dia informazioni giuste e non sbagliate, spero che vincano quei trofei che promettono da tempo…”.

Le colpe di Pallotta: “A Pallotta rimprovero il fatto che ha sempre e solo sentito solo alcune persone, io da tifoso dico che se uno ha fatto la storia della Roma è giusto, giustissimo che sia al vertice assoluto della società, perché solo chi conosce bene la Roma può capirne il valore. Ci sono persone che non vogliono che io stessi né a Trigoria né in società. Ci sono persone là che fanno il male della Roma, ma il problema è che Pallotta queste cose non le sa! Io di Trigoria conosco tutto, come le mie tasche, quindi perché non darmi fiducia? Io so le cose, so anche come va gestita Trigoria. Lì ci sono cresciuto! So quali possono essere i problemi e le risorse. A Boston arriva un decimo delle verità. Il presidente deve assolutamente andare al campo di allenamento, essere presente, perché quando arriva il capo la squadra si allena in modo diverso”.

Sull’addio di De Rossi: “La gente a Trigoria ha paura di fare le cose, non prendono subito le decisioni. Io l’ho detto fin dall’estate scorsa alla dirigenza: ‘Se volete far smetter De Rossi, diteglielo subito: è il capitano della Roma e va rispettato’. Ma hanno preso tempo, io al massimo da amico gli confidavo che probabilmente sarebbe stato l’ultimo anno”.

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