Monza, Galliani: “Penseremo a Ribery la prossima estate se…”

Il dirigente brianzolo ha fatto il punto

di Redazione ITASportPress

Adriano Galliani dirigente di spicco del Monza, ha parlato ai microfoni di Teleradiostereo del club brianzolo che viaggia verso la Serie A. “Incrociamo le dita perché io sono piuttosto scaramantico. Certamente il progetto prevedeva la promozione dalla C alla B, e dalla B alla A. In questo momento tecnicamente avendo la miglior differenza reti con le altre seconde siamo secondi e saremmo in Serie A dopo venti giornate, però non contano, conta esserci dopo la trentottesima partita. Noi speriamo di regalare alla città dove io sono nato e al club di cui sono stato vice presidente e uno dei proprietari dal 1975 al 1985 questa gioia di raggiungere la Serie A, cosa mai successa dal 1912, data di nascita del club”.

Ci interessa molto il suo parere sul mondo del calcio al tempo del Covid. Si parla di calcio sostenibile, è quello che state facendo voi con il Monza ripartendo dalla Serie C?

“Il calcio come molti altri settori economici soffre una drammatica crisi di liquidità, il calcio non ha più pubblico, l’assenza di pubblico e la crisi economica hanno portato a una diminuzione degli sponsor e a una conseguente difficoltà per ciò che concerne i diritti televisivi. Quest’anno purtroppo è finito il triennio 2018/21, la Serie B dovrà vendere i diritti per il 2021/24 e le previsioni non sono rosee. Dunque bisognerà cercare di ridurre i costi ovviamente, i contratti stipulati è difficile modificarli, e il calcio né più né meno di quasi tutti i settori economici del nostro Paese, come succede in tutta Europa, è costretto a una grande riduzioni di costi che non era prevedibile quando sono stati stipulati i contratti con i calciatori. Quindi perdite ingenti che si stimano intorno ai 6/8 miliardi di euro in Europa, quindi momento durissimo ma come tutti o quasi tutti i settori come quello del turismo, della ristorazione, o dei servizi. Siamo tutti in una situazione drammatica. E il calcio anche”.

Il Monza ci sta abituando a fare dei colpi non certamente da Serie B, come Boateng, Balotelli. Si legge di Ribery in caso di promozione in Serie A. È possibile?

“La storia di Ribery nasce da un’amicizia profonda che c’è tra Boateng e Ribery, si figuri se uno scaramantico come me sta pensando alla Serie A. Se A sarà ci penseremo questa estate a Ribery. Il Monza è costretto a fare questi colpi di mercato, ma non è che lo vogliamo fare per sprecare denaro o altro. Noi abbiamo preso il Monza che fino al 2017 era in Serie D, fallì nel 2015, fece due anni in Serie D, nel 2018 aveva una squadra in Serie C non competitiva, e il nostro primo anno di gestione vero è stato il 2019 2020, e ci siamo posti questo obiettivo. Era chiaro ed evidente che con i giocatori che abbiamo trovato non avremmo mai vinto la Serie C, e siamo stati costretti a cambiare tutto, e quest’anno la stessa cosa, con i giocatori che hanno vinto la Serie C non saremmo mai stati al secondo posto in Serie B dopo venti giornate, quindi siamo stati costretti a cambiare tutto. Se hai una struttura consolidata come per esempio noi al Milan quando facevamo uno due colpi all’anno, puoi permetterti di fare un mercato ragionato, qui se vuoi cambiare categoria devi cambiare tutto l’organico, ecco perché così tanti colpi, le altre squadre sono stabili, chi è in lotta con noi come Empoli e Spal, sono squadre che sono sempre state tra la Serie A e la Serie B, il Monza tra la C e la D, queste sono cose che non riesco a spiegare ai giornali, non è che sprechiamo denaro, ma se io avessi avuto l’organico dei nostri competitor in questo momento non avrei fatto tutte quelle operazioni di mercato, ma il nostro organico era tra la C e la D, tutto qui”.

La Serie B si può considerare un serbatoio per la Serie A?

“No, purtroppo no, questo sarebbe stato il compito della Serie B, ma adesso si è creato un divario così enorme nel valore dei diritti televisivi e degli introiti tra la B e la A che le squadre di B più che pensare ad far crescere ragazzi per poi venderli in serie A cercano di vincere il campionato per arrivare in serie A, pensi che per ciò che riguarda i diritti televisivi la serie A viene venduta a circa 1 miliardo e 300milioni, la B a 30 milioni, lei si immagini cosa vuol dire. Pochissimi giocatori della B finiscono per giocare in A se non con la loro squadra”.

Per salvare il calcio dalla crisi economica la migliore soluzione sono i gruppi di investitori stranieri?

“Intanto il denaro si è spostato, è in Asia e negli stati Uniti, ho letto un interessante approfondimento dell’Uefa, negli ultimi 5 anni nessun club dei grandi Paesi è stato comprato da investitori locali. Io credo che in un calcio in cui i numeri sono diventati così grandi gli investitori non potranno che venire dai Paesi molto molto più ricchi di noi, che sono il Nord America e l’Asia, dove per Asia intendo anche i Paesi del Golfo. Le proprietà di calcio non possono che seguire le regole dell’economia mondiale”.

 

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