Mihajlovic racconta: “Quando arrivai allo stadio per Verona-Bologna i miei giocatori iniziarono a piangere”

Il tecnico del Bologna torna a parlare della sua battaglia

di Redazione ITASportPress

Sinisa Mihajlovic, ospite nella trasmissione Domenica In, è tornato a raccontare il suo duello con la malattia che lo ha colpito lo scorso anno, approfittandone per presentare il suo nuovo libro uscito il 12 novembre: “Sto bene, il 29 ottobre è passato anno preciso dal trapianto di midollo, ho rifatto gli esami ed i valori sono risultati perfetti”. L’allenatore serbo ha poi svelato quale sia stata la sua principale fonte di forza: L’affetto di tutti i tifosi, di tutti quegli stadi compresi quelli che in un certo senso mi odiavano, mi ha dato forza, moltissima forza. Ho pensato che non potevo deludere tutte quelle persone – ha raccontato Sinisa facendo riferimento alle dichiarazioni di stima e di vicinanza ricevute da tutto il mondo del calcio italiano -. Avevo tanta paura, però il coraggio era di più della paura e per vincere serve questo”. Impossibile invece non tornare a quel Verona-Bologna, che segnò un clamoroso ritorno di Mihajlovic in panchina dopo diverse settimane passate in ospedale: “Quando sono tornato, in occasione della prima partita di campionato a Verona, non avevo detto niente ai giocatori. Sono arrivato allo stadio e sono tutti rimasti sorpresi. C’era chi piangeva, chi non riusciva a parlare. Tant’è che quella partita, che io pensavo di vincere, l’abbiamo pareggiata. Sicuramente sarà stato per la troppa emozione”.

Mihajlovic (getty images)

Mihajlovic tocca anche il tema relativo alla scomparsa del papà: “L’unico mio rimpianto è di non averlo potuto vedere il giorno della morte, perché avevo promesso ai miei due figli di portarli a Madrid a vedere la finale dell’Inter che lì vinse la coppa dei campioni. Avevo sentito il giorno prima mia madre che mi aveva detto che papà stava bene. Così le ho detto che il giorno dopo sarei andato subito là. Ogni volta che sento questa canzone piango, prendo una grappa per me e una per mio padre e le bevo tutte e due”.

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